DI VIRGINIA MURRUvirginia-murru
E’ proprio una brutta storia all’italiana quella dei gettoni d’oro ‘truccati’, che dovrebbero corrispondere al valore della vincita conseguita dai concorrenti nei tanti programmi della Rai che hanno per oggetto concorsi a premi, e che occupano uno spazio considerevole nei palinsesti televisivi, non solo nella TV di Stato. La Rai non può attribuire premi in denaro, per non violare la legge sul gioco d’azzardo, pertanto ricorre ad un ‘medium’ molto prezioso: i famigerati ‘gettoni d’oro’. Seguendo un circolo vizioso per aggirare le norme in vigore, si può ottenere comunque anche il controvalore in contante.
Coloro che si accingono a partecipare a queste trasmissioni, che a partire dai format televisivi degli anni cinquanta, condotti egregiamente da Mike Bongiorno (il lungo e fortunato iter cominciò con ‘Lascia o raddoppia?’), sono a conoscenza che l’eventuale premio dovrà prima passare sotto i cingoli delle tasse, e quindi si riceverà solo l’importo netto. Ma le delusioni e le sorprese nell’incasso del premio effettivo, non finiscono con la detrazione destinata all’erario, la mannaia prosegue, e ci si ritrova tra le mani un premio ‘ristretto’, che si stenta a riconoscere perché è stato ridotto esattamente del 40%.
Qualcosa nei conti non torna, ci si rassegna al dovere di buon cittadino che contribuisce alle entrate dello Stato, rinunciando al 20% del valore della vincita, ma poi il concorrente s’illude che il resto sarà di sua esclusiva appartenenza, e invece la favola non ha esattamente un lieto fine. I gettoni d’oro seguono un percorso lungo e tortuoso, in tanti vi hanno già affondato le unghie prima che vengano consegnati all’ignaro concorrente della TV, vincitore del premio. Forse non se ne sarebbe saputo nulla se un’intraprendente signora, che nel 2013 aveva partecipato ad una nota trasmissione di Rai 1, ‘Red or Black’, non si fosse posta delle domande sull’importo del premio effettivamente riscosso, ben lontano dal valore ‘nominale’ che la fortuna, in un momento di grazia, le aveva offerto.
La signora ha ormai un nome noto – si chiama Maria Cristina Sparanide – noto anche per via delle traversie affrontate quando si è ostinata a chiedere spiegazioni e a vederci chiaro, altrimenti forse sarebbe rimasta dentro i perimetri di quell’effimera notorietà destinata alle migliaia di concorrenti di quiz televisivi. La signora aveva vinto 100 mila euro, ne aspettava, al netto delle tasse, 80 mila, ma dopo la conversione dei gettoni in moneta, ne ha ricevuto solo 60 mila. Il 40% in meno.
Ci sarebbero alcune voci da tenere presente, rappresentate dai costi per la fusione e lingottatura, costi industriali non di poco conto, che in questo caso ammonterebbero a circa 700 euro, oltre ad un piccolo calo di fusione, a cui è soggetto il metallo prezioso in questa fase. Degli ulteriori 20 mila euro persi dalla concorrente, stupiscono tuttavia i 17 mila euro di Iva, che non sarebbero dovuti, in quanto si tratta di lingotti in forma di gettoni, ossia oro da investimento, non sottoposto all’Iva secondo la normativa vigente. Ma invece l’Iva è stata applicata, e non è un semplice morso, si tratterebbe di ben 17 mila euro.
A mettere il naso sulla questione è stata anche la fortunata trasmissione di Rai 3, ‘Report’, che a sua volta ha avvicinato le sue lenti d’ingrandimento, fiutando già sentore di frode; così è partita l’inchiesta. E infatti, dall’analisi dei gettoni d’oro consegnati dalla Zecca, è risultato che il titolo è più basso di quello che dovrebbe essere, ossia l’oro è di 995 (per mille), mentre quello puro corrisponde a 999,9 (per mille).
Secondo le varie analisi effettuate da esperti, e le conferme sulla qualità dell’oro, tutt’altro che puro, si tratterebbe di ‘frode in commercio’, queste sono le conclusioni alle quali è pervenuta ‘Report’, che ha dedicato diversi servizi al mistero dei gettoni. E’ risultato che ad essere frodata non è stata solo la signora Sparanide, ma anche la Rai, i cui dirigenti, intervistati, hanno dichiarato che la Rai ha stipulato un regolare contratto (in esclusiva dal 2009) per la fornitura dei gettoni con il Poligrafico dello Stato, che sarebbe poi la Zecca, le cui clausole sono molto chiare sul valore autentico dei gettoni. La Zecca peraltro non conia soltanto i gettoni, ma li certifica.
La Rai spenderebbe ogni anno circa 10 milioni di euro in acquisto di gettoni d’oro dalla Zecca. E bisognerebbe anche precisare che i gettoni offerti ai vincitori devono essere puri al 999,9 per mille, mentre quelli offerti da Mediaset (ma non solo..), per esempio, sono solo di 750.
In ultima analisi alla Rai ignoravano la frode, perché sul fatto che qualcuno, dietro le quinte, vi abbia fino ad ora lucrato, è piuttosto evidente. Resta da percorrere a ritroso il ‘viaggio’ poco convenzionale dei famigerati gettoni. Il valore è consistente, dato che più o meno, ad ogni kg d’oro, sono stati sottratti 5 gr del prezioso metallo. Dall’inchiesta di Report è risultato che a fornire i lingotti d’oro alla Zecca è Banca Etruria.
Una banca che è stata al centro di una tempesta mediatica negli anni scorsi, per via del chiacchierato default e la discutibile governance da parte del management, che ha indotto il governo a varare il cosiddetto ‘decreto salva-banche’, per salvarla dal dissesto, insieme agli altri  tre istituti che hanno chiuso i conti in bancarotta. Interventi volti a salvare la parte sana di queste banche, ed evitare la perdita di tanti, troppi posti di lavoro. Ai vertici di Banca Etruria c’era peraltro il padre del ministro M. Elena Boschi, tutta la famiglia è stata travolta dallo scandalo. La Boschi, non di rado punzecchiata sull’argomento, anche nel corso di trasmissioni televisive dedicate al prossimo referendum, si è difesa sostenendo che il padre è sempre stata una persona perbene, e che gli errori commessi nell’amministrazione dell’istituto di credito, li ha affrontati e sta pagando per questo. Per quel che riguarda il rimpallo di responsabilità, ci sarebbe dovuta essere una Commissione parlamentare d’inchiesta, ma purtroppo proprio di recente, la Conferenza dei capigruppo al Senato, ne ha respinto la proposta.
L’inchiesta di Report sui gettoni d’oro ha scatenato un vortice di polemiche, è intervenuta la Finanza per l’analisi dei gettoni e per approfondire i tanti lati oscuri della vicenda. Si è scoperto tra l’altro, che per anni e anni, l’oro è stato acquistato senza indire le gare, ci si è limitati a sondare il mercato. La Magistratura ha messo le mani su tutta la procedura seguita dai gettoni, dopo un esposto del Poligrafico, così si procede con un’indagine interna, e i nodi vengono al pettine, per dirla con un luogo comune.
L’inchiesta di Report continua, e anche le indagini della Magistratura. La conduttrice della trasmissione di Rai 3 afferma: ‘l’ipotesi è frode in pubblica fornitura.’ Le procedure seguite fino ad ora sono risultate assurde e contradditorie per gli esiti che hanno prodotto. Nessuno, fino a poco tempo fa, aveva mai pensato di accendere qualche faro su questa intricata questione, eppure i dubbi a qualcuno devono essere saliti fin sopra i capelli, dato che l’odore di bruciato si avvertiva nelle varie ‘stazioni’ percorse dai gettoni prima di essere ‘consegnati’ ai vincitori dei premi.
Ma tutti se ne sono lavate le mani. Dalle inchieste è peraltro risultato che l’amministrazione del Poligrafico (resi saggi dall’esperienza..), ora acquistano l’oro tramite gara pubblica, senza affidarsi direttamente al mercato. Ma la conclusione?
La gara è stata vinta dal solito fornitore, ossia Banca Etruria. Meglio fermarsi per non incorrere in ‘cattivi’ pensieri..