DI LUCA SOLDI

 

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Umberto Bossi, coglie l’occasione, nel festeggiare il trentennale della prima sede storica della Lega Nord a Varese, per sparare, ad alzo zero, verso l’ormai astro (da tempo) nascente della destra, dichiarando, nel corso di una lunga intervista: “Matteo Salvini vuole trasformare la Lega Nord in un partito nazionale, uno dei tanti”.
Non c’è solo il vecchio rancore ed i fatti recenti a dare forza a Umberto Bossi che dice chiaramente: “Bisogna cambiare segretario”. Argomenta il Senatur che chiede un ritorno alle origini “nordiste”. Non solo, a chi gli ricorda che comunque Salvini porta un sacco di consensi, risponde: “I voti da soli, senza un programma, non servono”, non servono al “progetto” della Lega. L’accusa è decisamente a tutto campo: “Salvini ha i sondaggi, non i voti. Fa casino, ma non ha un programma e nemmeno l’esperienza per fare il premier. Poi quando si vota per davvero, come a Milano, noi crolliamo”.
L’esempio evidente è proprio lì, a Varese dove, dopo 23 anni di dominio incontrastato, la Lega ha perso la città delle proprie radici, consegnandola al centrosinistra per la prima volta dal 1948. Ed appunto, cosa dire poi di Milano dove la Lega si è fatta doppiare da Forza Italia e il Pd.
In sostanza secondo il vecchio leader del Carroccio, oltre a mancare anche i risultati: “Salvini sta tradendo lo statuto della Lega, di partiti nazionali ce ne sono già tanti: la Lega è un’altra cosa, la Lega è il Nord”.
Scandali ed inchieste sembrano storie di un lontanissimo passato, paiono non mettere Bossi, minimamente, in soggezione: “Sul partito nazionale sbaglia di grosso. Alla maggior parte della gente non frega molto di essere italiana, sono prima di tutto lombardi, veneti… soprattutto adesso che Renzi vuole cancellare le regioni: la Lega deve stare dove è nata”. Insomma sotto la felpa, sotto un radicalismo di sola facciata, ostentato, Salvini non nasconderebbe niente. Nessuna virtù, nessuna capacità.
A difendere Salvini che liquida le esternazioni del vecchio fondatore come semplici “beghe” di partito, ci pensa il governatore della Lombardia, Roberto Maroni che chiarisce: “C’è già un segretario e si chiama Matteo Salvini”, schierandosi decisamente contro ogni ipotesi di un nuovo congresso della Lega Nord. Ma questo sarebbe un passaggio per niente campato in aria perché il mandato di segretario, andrebbe a scadere fra pochi giorni, esattamente il 16 dicembre.
Nel mezzo l’esito del referendum costituzionale che nel caso di una vittoria del “no” spazzerebbe via ogni possibilità di rivedere la leadership leghista a conduzione Salvini. Ragionamento opposto nel caso della vittoria del “Si”.
In questa eventualità riprenderebbe forza quel mondo fatto dai “celoduristi”, valligiani, della prima ora che guardano volentieri più oltre i confini delle Alpi piuttosto che le strade che portano a Roma.