DI-STEFANO ALGERINI

STEFANO ALGERINI
Trovarsi in una fredda serata di dicembre a Milano, entrambi in crisi, con un futuro quantomeno nebuloso davanti. Potrebbe essere l’incipit di un bel romanzo alla Buzzati e invece è “solo” un Inter-Fiorentina. Due squadre che arrivano a questa partita dopo che tutte le altre hanno già fatto il loro dovere e che quindi vedono il treno delle prime (ma anche delle seconde…) allontanarsi a tutto vapore. Anche un pareggio stasera significherebbe passare i rimanenti sei mesi di campionato a galleggiare senza senso in una specie di bolla gassosa, con una sola cosa compagna sicura: la noia, mortale!
Bene, alla fine del partita la notizia è certa: la signora noia ha preso casa a Firenze. No, non solo o non tanto per questo 4-2, è tutto quello che succede da un anno a questa parte in riva all’Arno che non lascia dubbi su quale sarà lo sviluppo della stagione.
Si è voluto tenere, controvoglia e contro logica, un allenatore che ai primi di febbraio voleva scappare (non senza motivo come abbiamo scritto più volte). Si è affidata la campagna acquisti a Corvino, arrivato in corsa e con un solo mandato: vendere tutto quello che si poteva, anche le maniglie delle porte, e poi col ricavato (no, meglio: parte del ricavato!) provare a fare bingo con una serie di pedatori pescati qua e là nel globo terracqueo.
E’ andata male: dei nuovi non ce n’è uno che abbia aggiunto qualcosa, giocano sempre quelli dello scorso anno. Tranne Alonso ovviamente, il vitello grasso sacrificato per sistemare il bilancio. Sostituito da due pari ruolo: uno dei quali, Milic,  sa difendere (discretamente) e l’altro, Maxi Oliviera, sa crossare (dignitosamente). Scartata l’ipotesi di fare esperimenti alla dottor Demichov tocca mandarne in campo uno alla volta, ed i risultati si vedono.
Non sappiamo se adesso la squadra si sia anche un po’ stufata dell’andazzo e abbia mollato i pappafichi. Certo la difesa in stile “gatti di marmo” di stasera tenderebbe ad avvalorare questa ipotesi. Ma crediamo che in ogni caso i ragazzi debbano farsene una ragione: la società due allenatori in una stagione non li paga neanche sotto tortura. Quindi o Paulo Sousa si dimette (e se non lo ha fatto l’anno scorso non si vede proprio perché dovrebbe decidersi quest’anno) o si andrà serenamente avanti così. Tanto le ultime della classifica hanno una velocità di crociera da barca a remi, e quindi coinvolgimenti nelle zone basse neanche volendo. Si vivacchierà. Attendendo “qualcosa di metafisico”. Tipo l’inizio dei lavori per il nuovo stadio. Evento che forse smuoverebbe i Della Valle da questa gestione alla Arpagone, dove l’attenzione al denaro ha la meglio su qualsiasi sentimento.