DI CRISTINA GIUFFRIDA

CRISTINA GIUFFRIDA

“Confondi, divide et impera”
Anche ieri, ancora una volta in tv (in più canali), lo “spersonalizzatore petaloso” (perchè personalizza e spersonalizza a giorni alterni, come sfogliasse un fiore) ha monopolizzato l’attenzione del pubblico più o meno pagante.
Lasciando perdere Tosi che “rivendica il godimento” sulla riforma perchè “attinente alle sue idee” (Tosi, colui che in nome dell’indentitarismo e della xenofobia, ha candidato nella sua lista skinhead, militanti di Casapound, nostalgici del ventennio), lasciando perdere che sempre Tosi ha nominato CGIL, ANPI e D’Alema portando al collo una corona d’aglio, quello che risalta alla mia attenzione è che i toni del PdC, Renzi, sono molti alti, insostenibili ed indifendibili. Usa argomenti impropri e del tutto inusitati appoggiandosi platealmente anche alla finanza internazionale.
Sono così scomparse da ogni confronto le ragioni di merito riguardanti le deformazioni costituzionali e l’intreccio fra queste e la legge elettorale ed è scomparsa anche la rappresentanza delle fratture sociali più importanti: meno che mai in quest’occasione la politica è riuscita a rappresentarsi adeguatamente al livello richiesto dagli argomenti in discussione.
Non trova spazio neppure il “NO” sociale espresso da settori della sinistra e del sindacalismo di base che pure aveva dimostrato, attraverso tutta una serie di iniziative, di possedere nel mondo del lavoro una consistente massa critica.
E Mattarella dov’è?
Il suo silenzio non lo reputo affatto “super partes” eppure è stato chiamato in causa più volte perché prendesse in esame gli abusi perpetrati dal Governo in questa campagna elettorale.
Esiste una ragione di fondo, a mio avviso, che ha determinato questa vera e propria frattura del sistema politico e data la stura al vaso di Pandora di queste improprie iniquità: una rottura del sistema politico che sarà assai complicato per non dire quasi impossibile recuperare in futuro, al di là del risultato referendario per il quale, a scanso di equivoci, auspico un chiaro successo del “NO”.
E viene da sè, parlando di “frattura del sistema”, ricondurre il pensiero a Napolitano (che si spende sino all’ultima goccia di vita per questa “sua” riforma) che ci ha “donato” due governi in “odor di maledizione”, quello Monti e quello Renzi, il cui titolare della Presidenza del Consiglio era ed è figura extraparlamentare (o meglio: Monti fu nominato senatore a vita il giorno precedente al conferimento dell’incarico, o quasi). Procedura costituzionalmente legittima ma usata soltanto in circostanze del tutto eccezionali (Amato nel 2000 al momento delle dimissioni di D’Alema e in precedenza Ciampi e Dini: in ogni caso, paradossalmente, nella fase di vita repubblicana contraddistinta dal sistema elettorale maggioritario, non certo del tanto vituperato proporzionale accusato di essere foriero dell’instabilità).
Nel mio piccolo angolo di “libertà di pensiero”, finchè ci sarà,
rammento che è il popolo a dettare la costituzione al potere, non viceversa.
Rammento la particolare gravità della “clausola di supremazia”, con cui il governo potrebbe togliere del tutto le poche competenze rimaste alle Regioni sui temi ritenuti di “interesse nazionale”.
Nel PCI si insegnava che anche il linguaggio è questione di democrazia e tutti devono capire tutto.
Ciascuno di noi deve poter capire cosa dice la costituzione, cosa che non avviene in molte parti di questa riforma.
Rammento che la riforma Renzi, estendendo i principi già espressi nel jobs act, demansiona il Parlamento così come vuole privare i lavoratori del ruolo attivo, dopo aver già tolto loro diritti e tutele, in sintonia con le richieste della JP Morgan.
Questo ed altro vorrei “rammentare” ma mi chiedo se è compito mio farlo o se è compito di una “opposizione” messa in disparte dal monopolio del PD e del suo segretario onnipresente.
In qualità di Premier o di segretario?
Ma poco spazio viene dato a dibattiti seri e propositivi, concreti ed esplicativi.
Parola d’ordine: confondere!
Così, in questa era, potrebbe subire una riforma anche la locuzione latina di Filippo il Macedone: “divide et impera”
Da questo momento potrebbe essere: “confondi, divide ed impera”.