DI CLAUDIO PETRUCCIOLI

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Sì, la spinta ad addentrarmi sul serio nella “terra degli indecisi” me l’ha data la pagina de La Stampa che vedete qui sopra.
Anche su questo magazine avete letto il consiglio: quando devi votare in un referendum, prima di tutto guarda bene la materia su cui sei chiamato a pronunciarti. Giusto!.
Però, anche nei referendum non votiamo sotto una campana di vetro. Abbiamo addosso tutto quello che ci succede intorno, vicino e lontano; e non possiamo fare a meno di chiederci quali saranno gli effetti, vicini e lontani, del nostro voto. Non è che vogliamo “buttarla in politica”; semplicemente abbiamo gli occhi aperti e non siamo scemi.
Il “cambiamento”: e chi non lo vuole? Anche con questo referendum è il tema largamente dominante. Però, non è facile. Cambiare cosa? La Costituzione o Renzi? Tutt’e due, con questo solo voto, non si può.
Insomma, il 4 dicembre la voglia di cambiamento può far diventare strabici, può paralizzare. A votare tranquilli, senza lacerazioni e sofferenze, saranno solo
a) quelli che vogliono cambiare la Costituzione e, invece, non vogliono cambiare Renzi ( i SI senza se e senza ma)
b) quelli che non vogliono la riforma della Costituzione, ma vogliono assolutamente cacciare Renzi. (i NO senza se e senza ma)
Quanti sono questi fortunati che si avviano all’urna come a un happy hour? Guardatevi intorno e dite voi. Tutti gli altri, per una ragione o per l’altra, sono “indecisi”, come dicono i sondaggi e i commenti. E la parola prende anche una piega sgradevole, come indicasse una imperfezione se non una vera e propria malattia: dell’animo (poco coraggio) o dell’intelletto (sostanzialmente idiota).
Io non sono un “indeciso”; i miei due obiettivi (sulla Riforma e su Renzi) sono allineati, quindi il mio voto li centra agevolmente entrambi. Ma non penso sia stupido o confuso chi vorrebbe centrarne uno evitando l’altro. La Riforma e Renzi sono effettivamente due questioni diverse, e non è automatico avere le stesso atteggiamento (positivo o negativo che sia) verso l’una e l’altro; l’incertezza, dunque, non è dovuta a debolezza cerebrale degli incerti, ma alla oggettiva complessità della scelta da fare.
Chissà quanti ne avrete sentiti anche voi: “vorrei dare un sostegno a Renzi, ma non me la sento di approvare la Riforma”; ovvero “questa Riforma è necessaria, ma non voterei mai Renzi”. E, allora, cosa fare?
Se vedete le cose così, è evidente che qualunque decisione vi lascerà, contemporaneamente, soddisfatti e insoddisfatti. Se siete stati chiari e onesti con voi stessi, constaterete che la soddisfazione sarà – almeno un po’ – superiore all’insoddisfazione.
Una cosa mi sembra da evitare: dichiarare forfait per sottrarsi al fastidio della scelta, e non presentarsi al seggio. Non pretendo di insegnar nulla a nessuno; mi sembra, però, che se c’è un modo per essere sicuramente insoddisfatti, senza provare alcuna soddisfazione, sia questo.
PS = Ho la sensazione che, mentre ci avviciniamo al “gran giorno” stia occupando la scena un terzo protagonista, oltre alla Riforma e a Renzi; molti lo chiamano “populismo” e non capisco perché visto che si tratta di Grillo e dei suoi. Non pochi cominciano a temere che un loro NO possa dare più forza a questo terzo soggetto. Non sorprende; macerarsi sull’alternativa Riforma-Renzi per accorgersi a cose fatte di aver “messo un tigre” nel motore grillino senza volerlo, sarebbe davvero paradossale. Così, la questione si complica ulteriormente, come sempre quando si passa da due a tre. A meno di non ricorrere a un rimedio molto empirico. Se sei incerto fra due fattori devi soppesarli con grande cura e ti può essere difficile capire se la bilancia pende da una parte; ma se interviene un terzo sul quale non hai dubbi, l’equilibrio si rompe e la scelta – sia pure all’ingrosso – diventa semplice. Di più non voglio dire. Vedete voi.
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