DI FERNANDO CANCEDDA
FERNANDO CANCEDDA
Sbaglierò, ma più il tempo passa, più mi pare che questa campagna elettorale permanente, giocata sulla paura e sul fanatismo, sulla propaganda e sulla menzogna, sull’ignoranza e sul pregiudizio, stia  rivelando il lato più deteriore e meno democratico della politica. Anzi, io credo che “fare politica” sia proprio tutt’altra cosa, come lascia chiaramente intendere oggi l’intervista a Gustavo Zagrebelsky su “La Stampa”. Che succede se vince il No? Gli chiede il collega Giuseppe Salvaggiulo. “Si potrà ricominciare a ‘fare politica’ – risponde l’ex presidente della Consulta – La responsabilità sarà dei partiti e dei movimenti. Altrimenti si correrà il rischio dell’affacciarsi dei cosiddetti governi tecnici o istituzionali”.
Da mesi, ormai, la politica è bloccata e inquinata da questa campagna referendaria, dove lo scontro più duro non è  sul merito della riforma costituzionale e neppure sul leader e sul suo governo, ma sul tentativo in atto da tempo di sostituire, qui come altrove, alla democrazia partecipata dal basso una democrazia “guidata” dall’alto, dove la rappresentanza dei cittadini, dei loro diritti e dei loro bisogni, delle loro idee e delle loro proposte, conta assai meno della stabilità dei governi e della liberazione di questi ultimi da lacci e lacciuoli.
Voglio dire che l’ambizione di leader come Renzi  è  soltanto lo strumento locale e occasionale di una strategia oligarchica e neoliberista che sta già producendo l’aumento delle disuguaglianze in Europa e nel resto del mondo. Perciò nessun articolo della nostra Costituzione è minacciato da questa riforma quanto l’articolo 49, che non è tra i 47 presi in considerazione, ma riconosce a tutti i cittadini il diritto di associarsi liberamente in partiti “per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Partiti ridotti al ruolo di comitati elettorali, piedistallo di questo o quel leader, non permettono ai cittadini di determinare alcunché. E hanno già cominciato a non contare più niente. Così l’articolo uno della nostra legge fondamentale, quello per cui “la sovranità appartiene al popolo”, viene disinnescato.
Ma lo stesso articolo 1 è stato violato con questa riforma anche più direttamente, come osserva il costituzionalista Zagrebelsky  nell’intervista a “La Stampa”. Una sentenza della Corte  ha infatti stabilito che questo Parlamento  non è stato eletto secondo le forme ammesse dalla Costituzione, come prescrive l’articolo uno. Dunque, “c’è stata un’usurpazione della sovranità popolare”. La riforma costituzionale “è stata approvata con i voti determinanti degli eletti col premio di maggioranza dichiarato incostituzionale. Ma i garanti della Costituzione fanno finta di niente e tacciono”.  Chi sono i garanti? chiede di precisare il giornalista. “Dal presidente della Repubblica ai singoli cittadini”, risponde Zagrebelsky. E poiché sono tra loro #iovotoNO.