DI PAOLO BROGI
PAOLO BROGI
Cosa sarebbe stata Cuba senza Fidel Castro e i “barbudos”? Cuba ha avuto un posto al sole soprattutto per questa storia. A detrimento di tutto il resto, è vero. Ma non oscurandolo del tutto, basti pensare all’operazione Buena Vista Social Club: i cantanti erano lì, solo che erano dimenticati, poco o per nulla noti, andavano riscoperti, comunque c’erano con le loro storie, i loro credo e universi.
In ogni caso Cuba è stata importante per la sua storia legata al castrismo, questo l’ha resa visibile e le ha creato un seguito.
In principio Cuba era un bordello degli americani, il dittatore era Batista, la sua economia ereditata poi da Castro una monocultura di canna da zucchero più l’Havana che era il divertimentificio dei ricchi e corrotti americani in cerca di sporche evasioni.
Fidel è stato un libertador? Sì.
E’ stato un dittatore? Di nuovo sì.
Difficile negarlo. Anche la via di successione con Raul e ora con il figlio di Raul in pool position è assai poco digeribile.
Un capo di una dittatura illuminata?
A parte il fatto che non ci sono dittature illuminate, quanto è stato detto da Fidel sui gay o sulla musica rock, solo per fare due esempi, è davvero miserabile. Fidel era da questo punto di vista un uomo assai arretrato.
E’ veniale il suo appoggio all’Urss mentre stroncava la libertà in Cecoslovacchia?
Non è stato veniale, il dibattito dell’eurocomunismo esisteva, il suo modo di schierarsi con l’Urss dei carri armati lo rende un leader allineato col peggio che c’era allora, un servo di Breznev. Poteva schierarsi diversamente? Certo che avrebbe potuto, solo che non volle. Perché non volle? Perché la sua analisi del cosiddetto campo socialista assolveva l’Unione Sovietica, non vedendo quanto di concentrazionario e di antidemocratico ci fosse in quel regime.
Che dire infine del trattamento che ha riservato ai cosiddetti dissidenti?
Incarcerare dissidenti e impedire la libertà di pensiero, di parola, di associazione lo ha sempre reso odioso agli occhi di chi difende davvero i diritti umani, sotto qualsiasi latitudine.
Fidel ha avuto delle attenuanti nel corso degli anni?
Ha avuto l’attenuante che si chiama imperialismo, soprattutto nella sua forma di rapina economica: ricordo che nel giro di pochi anni per comprare un trattore le tonnellate di zucchero si erano decuplicate, grazie alla borsa dei beni alimentari di Chicago gestita dagli americani.
L’embargo statunitense è stato un nodo scorsoio messo intorno al collo del popolo cubano, una situazione intollerabile che solo le Nazioni Unite imbelli e succubi degli americani hanno permesso che fosse prolungata così duramente nel tempo.
E, quindi, come salutarlo? Come un uomo che era partito in modo assai generoso e coraggioso ma che poi nel corso del tempo, complici anche gli attacchi subiti e l’isolamento, ha mostrato un volto inaccettabile. Un uomo che si lascia comunque dietro una Cuba che a differenza dei disastri dell’area centroamericana ha sviluppato una forma di vita collettiva garantita nei confronti dei maggiori mali sociali del nostro tempo. Col sacrificio della libertà, che non va mai bene.