DI MONICA TRIGLIA
TRIGLIA
Cosa ne dici? mi chiedono qui, ora che è uscita la notizia che il giudice dell’udienza preliminare di Torino Federica Bompieri ha derubricato da omicidio volontario a omicidio colposo l’accusa nei confronti dello svizzero Stephan Schmidheiny nell’ambito del processo Eternit bis.
Il Gup ha dichiarato la prescrizione per un centinaio di casi e ha rinviato gli altri alle procure di Reggio Emilia per lo stabilimento di Rubiera, di Napoli per quello di Bagnoli e di Vercelli per quello di Casale. Solo per due casi ci sarà il processo a Torino, con un’udienza che si terrà il 14 giugno 2017 e che Schmidheiny affronterà con la prospettiva della possibilità di una prescrizione, come è accaduto per il primo procedimento.

Dico che non è una bella cosa, tanto per riassumere in parole semplici.

Perché l’omicidio colposo è molto meno grave dell’omicidio volontario, e prevede una prescrizione dopo 15 anni. La differenza è netta. C’è colpa quando manca la volontà di determinare il reato, che però si verifica ugualmente per negligenza, imprudenza, imperizia o per inosservanza di leggi. Mentre c’è dolo quando ci sono la consapevolezza e la volontà di commettere un reato.
In più dà fastidio, fa male, l’esultanza di Schmidheiny, che mi chiedo come faccia a gioire sapendo quali sono state le conseguenze dell’attività dell’Eternit.

Così io mi accorgo di avere la tentazione di non pensare a niente («basta, adesso basta»),

perché questa storia infinita non dà mai fiato.
Se non fosse poi che leggo le parole di Giuliana Busto, la neo presidente di Afeva, l’Associazione dei famigliari delle vittime dell’amianto: «Amarezza, profonda amarezza per ciò che è venuto fuori dal Tribunale di Torino, ma credo ancora nella giustizia. Ci batteremo per coloro che nel processo ci sono rimasti e per cercare di includere tutte le parti lese dal 2000 in poi».
E poi leggo il commento del sindaco di Casale Titti Palazzetti: «Sono sconcertata per la soluzione prospettata dal giudice ma comunque soddisfatta per la decisione di rinviare a giudizio Schmidheiny, seppur preoccupata per lo “spacchettamento” in diverse sedi del processo. Ma continueremo a lottare per avere giustizia in particolare al Tribunale di Vercelli, dove ci saranno i casi del nostro territorio. Lotteremo non solo per rispetto delle vittime di questa tragedia ma anche per il futuro nostro e dei giovani, affinché sia chiaro che inquinare l’ambiente e trascurare la salute dei cittadini per profitto è un gravissimo delitto che pregiudica la vita delle generazioni a venire».
E allora, invece di non pensare a niente («basta, adesso basta»), penso che noi di Casale siamo davvero gente speciale. Abbiamo tenacia. E coraggio. E la forza di non mollare e di resistere a oltranza. E siamo capaci di continuare a sperare (e a credere) di farcela, un giorno.
Ci penso e mi accorgo che è un bel pensiero, in fondo. Che un po’ consola, in questa corsa in salita che, una volta di più stasera, sembra non finire mai.
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