DI FABRIZIO NOLI

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I contatti sempre più intensificati, negli ultimi tempi, tra Vaticano e Cina si sono concretizzati nell’ordinazione di tre nuovi vescovi, voluti sia da papa Francesco che dalle autorità cinesi. Il primo ad essere nominato, come vescovo auditore di Ankang, stamattina, è stato Monsignor Giovanni Battista Wang Xiaouxun, nel nord ovest del paese, poi è stato il turno dell’ordinazione del vescovo di Chengdu, Giuseppe Tang Yuange, nel Sichuan, nel sud ovest, come anche la terza nomina, prevista il prossimo due dicembre, a Xichang, di Monsignor Lei Jia Pei. Il fatto rilevante è che si tratta di tre ordinazioni concordate, da Pechino e dal Vaticano, che segnano, in questo senso, un netto passo avanti nelle relazioni tra i due paesi. Certo, restano questioni irrisolte, su tutte quanto il Vaticano sia disposto ad accettare gli otto vescovi nominati dalla Cina, tre dei quali scounicati in precedenza, e quanto Pechino accetterà i 30 vescovi clandestini nominati dal papa, finora respinti. La logica però suggerisce che la strada delle ordinazioni concordate sia una base per costruire futuri nuovi accordi, anche se, forse, è ancora prematuro parlare di ristabilimento delle relazioni diplomatiche tra Cina e Santa Sede, interrotte nel 1951. In passato, il ministero degli Esteri cinese non perdeva occasione per puntualizzare come il principale ostacolo su questa strada fosse la persistenza delle relazioni diplomatiche tra Vaticano e Taiwan, erede della Cina Nazionalista. Per lo storico della Chiesa, Agostino Giovagnoli, si tratta però di un finto problema, dato che “se da un lato occorre andarci cauti, a proposito della concreta possibilità di un ristabilimento delle relazioni diplomatiche tra i due paesi, dall’altro, il problema di Taiwan è oggi molto meno importante, non c’è più la forte contrapposizione tra Pechino e Taipei dei decenni precedenti. Oggi, al contrario, la Cina popolare cerca di attrarre a sè Taiwan con accordi simili a quelli siglati con Hong Kong, ad esempio…”
L’accordo sui vescovi farà di certo piacere ai 10-12 milioni di cattolici cinesi, tra chiesa clandestina, fedele al papa, e patriottica, ligia agli ordini del governo cinese. Ma l’obiettivo qual’è? un accordo dalla valenza più che politica, evangelica?
Per Giovagnoli, si tratta di “un tassello, di un progetto di fondo evangelico/ecclesiale. La Chiesa in Cina da troppo tempo soffre per le divisioni. Già Benedetto XVI aveva indicato l’obiettivo prioritario della riconciliazione tra chiesa patriottica e clandestina. L’accordo può essere molto utile in questo senso, un accordo che può servire alla Chiesa Cattolica a mettere a fuoco la sua opera missionaria ed evagelizzatrice in una grande realtà come quella cinese”.