DI PIERLUIGI PENNATI
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Ci sono moltissimi motivi per votare NO al referendum, un po’ meno per votare SI e sembrano tutti slogan: cambiamento, risparmio, governabilità, etc. Vi sono ragioni in tutte le direzioni, soprattutto ora che la campagna per il voto volge alla conclusione ed è cruciale che le persone votino coscientemente.
Quello che sento dire un po’ meno e con meno forza è ciò che davvero avverrà dopo lo scrutinio, poche ridondanti ipotesi e spesso affidate ad esperti di settore, economisti allarmati da possibili catastrofi finanziarie e/o fini costituzionalisti preoccupati dell’imminente ingovernabilità permanente del paese.
Ciò che sembra, però, certo e che dopo questo voto dovremo tornare di nuovo alle urne perché le cose possano funzionare, sia che vinca il NO, che farà perdere a Renzi qualsiasi credibilità popolare residua e scatenando le opposizioni interne ed esterne al suo partito, sia che vinca il SI che produrrà un Senato di eletti che resteranno ancora in carica fino a scioglimento delle Camere, ma delegittimati dal nuovo testo costituzionale, che impedirà il proseguimento sereno dell’iter legislativo.
Senza contare la già ingombrante e non dimenticata presenza di ben 148 parlamentari il cui insediamento non è stato mai validato perché eletti con un premio di maggioranza dichiarato incostituzionale.
Ma una cosa che pochi si sono chiesti è cosa sarà di questo primo ministro arrivato al potere come una rock star che azzecca un brano di successo e vola in classifica. Fino a quando vi resterà?
Dopo, cosa ne sarà di lui?
Forse Renzi è l’unico ad essersi posto la domanda, forse ha un piano B che non conosciamo, forse è solo prestato alla politica, fatto sta che era partito da semplice amministratore di provincia lanciando l’idea che svecchiare la politica era la soluzione per permettere uno sviluppo del paese troppe volte imprigionato in se stesso: “il rottamatore”. Una sorta di terminator istituzionale deciso a mandare a casa tutti gli anziani della politica.
Invece i rottamati sono quasi tutti lì, qualcuno è uscito dal partito per sentirsi libero di criticarlo, altri, come D’Alema e Bersani, si sono seduti quieti al loro posto e stanno aspettando che il giovanotto si faccia male da solo per cogliere la giusta opportunità al volo e riprendersi il partito da questi usurpato.
Se Renzi sarà smentito con un NO al referendum il rottamato sarà lui, l’Hit Parade della politica cambierà la sua star di turno ed il Partito Democratico riprenderà il corso interrotto da Renzi due anni fa.
Un nulla di fatto clamoroso, un’altra ragione per respingere il quesito in attesa di uno meglio ragionato, formulato e meno affrettato.
Ma è parlando di storia e di politica con mio figlio di venti anni, che mi rendo conto che non ha idea di chi siano moltissimi uomini politici presenti e passati per me importanti e che in qualche caso hanno accompagnato la mia pubertà e giovinezza, quando nomino i loro nomi mi guarda come se venissi da Marte.
Un atteggiamento che dimostra non solo la costante attualità del del conflitto generazionale con interessi e punti di vista differenti determinato dall’età e dall’esperienza, ma anche il fatto che quello che oggi sembra importante e vitale domani sarà probabilmente dimenticato e più rapidamente è passato tanto meno facilmente sarà ricordato.
Con modi più da sbruffone fiorentino che da primo ministro, Matteo Renzi si era cimentato in un offensivo “Fassina chi?”, per sottolineare la scarsa importanza che dava a chi lo criticava, domani della meteora politica arrivata quasi dal nulla e destinata ad un temporaneo caos istituzionale dopo aver lasciato dietro di se non dei rottamati italiani, ma l’Italia in rottami, molto probabilmente i giovani si chiederanno: “Renzi chi?”
Votare NO non lascerà tutto immutato, votare NO ci permetterà di affrontare successivamente le questioni di una legge elettorale sbagliata e di modifiche costituzionali importanti con la necessaria serenità e responsabilità e non con la scelleratezza di un quasi giovane che per cambiare, in fretta ed a tutti i costi, distrugge irreparabilmente quello che di buono l’Italia orgogliosamente possiede da ben 68 anni: una costituzione antifascista e liberale.