DI GIANFRANCO MICALI
GIANFRANCO MICALI
Bisogna ammetterlo: i fautori del sì più sincero tra i partecipanti al lungo estenuante interminabile dibattito televisivo sono stati sabato scorso Luca Barbareschi e Paolo Crepet, i quali sostenevano con convinzione: “Ci vuole qualcuno che decida…”.
In Italia c’è un lungo filo grigio, o nero ?, che pur senza ricorrere a Mussolini, lega insieme con continuità Craxi, Berlusconi e Renzi, al di là delle ideologie. Il mito facile dell’ “uomo forte”, dell’”uomo solo al comando”, affascina più gente di quanto non si creda. Guai a chi paventa e invoca il rischio autoritario…Viene tacitato subito con alte grida dai più facinorosi, e con tranquillizzanti formule verbali, tra le quali la più diffusa è l’ insolitamente piaciona “dittatura democratica”.
Il 4 dicembre saremo chiamati a scegliere non sulle astruse pasticciate fluorescenti variazione di 47 articoli della Costituzione, ma tra l’incoronazione di un piccolo improbabile paramoderno monarca, e la sussistenza-resistenza di una difficile faticosa, ma indispensabile, democrazia parlamentare. Altro che superamento del bicameralismo paritario, revisione del titolo V o contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni. Il bersaglio vero, il bersaglio grosso e sincero parte dalla sussurrata abbozzata , e forse anche necessaria, riduzione del numero dei parlamentari, per arrivare a una semplice corte d’altri tempi, già simile d’altronde a quella che partecipa alle direzioni del PD.
Uno parla, uno comanda, uno decide. Per tutti-
IL vero referendum, anche oggi, è quello del 1946 :tra monarchia e repubblica.
Non c’è che una risposta
NO NO NO NO NO NO NO all’incoronazione.
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