DI FRANCESCO ERSPAMER
FRANCESCO ERSPAMER
In queste ultime settimane prima del referendum gli opportunisti si sono tutti schierati dalla parte di Renzi, parecchi di loro cambiando repentinamente di campo. È un vecchio vizio nazionale: saltare sul carro del presunto vincitore, soprattutto quando si tratti di un vincitore spietato, che premierà gli adulatori e i servi e punirà senza alcuno scrupolo chiunque lo abbia ostacolato – un’“accozzaglia” indegna di considerazione e di diritti, Renzi lo ha detto esplicitamente e chi doveva capire ha capito. Del resto a una parte degli italiani è sempre piaciuto l’uomo forte e ingiusto, meglio se mediocre e reso arrogante dal potere; è così che anche loro, nel loro piccolo, sono o vorrebbero essere: dei vincenti. In tempi normali questa insolenza la nascondono ma appena si sentono garantiti si scatenano, come i razzisti americani dopo la vittoria di Trump. Meglio abituarsi: nei prossimi anni diventerà consueta.
La maggioranza della gente non è così; però è confusa, non solo in Italia. Preferirebbe avere dei valori ma non al prezzo della paura. Lo notava un recente articolo del Guardian, uno dei pochi giornali indipendenti ancora in attività: la sinistra perde perché gioca leale, secondo le regole. Ora, rispettare le regole quando si abbia di fronte un avversario potentissimo e del tutto privo di scrupoli e che abbia molto convenientemente fatto della deregulation il suo alibi, è masochismo. E i popoli non apprezzano la debolezza e l’ingenuità, non le capiscono: fra un principe che punisca i ribelli e un principe che li perdoni, sceglie immancabilmente il primo perché lo teme. Come diceva Machiavelli, “li uomini hanno meno respetto ad offendere uno che si facci amare che uno che si facci temere; perché il timore è tenuto da una paura di pena che non ti abbandona mai”. La sinistra non può permettersi il lusso di non spaventare nessuno.
Comunque vada il referendum, il renzismo non morirà; neanche se i no ce la facessero a battere l’indegna campagna mediatica a favore del sì, le menzogne e i ricatti del governo, gli immancabili brogli. Gli interessi per tenerlo in vita finché non avrà completato lo smantellamento dello Stato e la privatizzazione dei servizi sociali sono immensi. Questa è solo la prima battaglia (che in futuro, retrospettivamente, ci sembrerà una scaramuccia) di una lunga guerra totale contro il nuovo fascismo globale, il liberismo. Per vincere la guerra, bisogna imparare a combatterla. Imparare a combattere è più importante dell’esito di una o due battaglie.
Per questo è essenziale mobilitarsi per il referendum, anche se pessimisti sul suo risultato. Per farsi le ossa, per diventare esperti, per non farsi sorprendere mai più dagli sporchi trucchi del neocapitalismo e dei suoi complici. Come si affronta un nemico che con la scusa del successo a tutti i costi e della rottamazione si è autoesentato dal rispetto delle norme, delle convenzioni, delle tradizioni, della morale? Non diventando come lui. Ma neppure affrontandolo con strumenti inadeguati. Serve determinazione, serve organizzazione, intransigenza, abilità, pragmatismo; e soprattutto serve la volontà di lottare con la stessa durezza di chi ci opprime.