DI VALERIA CALICCHIO

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Post serio su Lapo Elkann (ossimoro, mi rendo conto): qualcuno si è indignato per la gogna social e per il clamore che ha suscitato la notizia del finto sequestro e del successivo arresto del rampollo Agnelli. Avrà problemi indubbiamente, come tanti altri membri della sua famigliola. Però (c’è un però) al netto di tutto bisogna tener conto di un fatto inequivocabile: Lapo nostro è un personaggio pubblico. Non lo è da oggi che è finito in manette, lo è da sempre. Lo ha scelto persino. Per nascita e per attitudine. Un guascone senza particolari meriti o qualità, se non quelli di essere eccentrico in maniera grottesca e al limite del buon gusto. Uno che, nonostante non abbia appunto qualità, frequenta il jet set e impartisce lezioni agli altri. Ai suoi coetanei soprattutto. Propone un “made in Italy” sguaiato e s’inventa start up con i soldi di nonno Gianni (e un po’ anche i nostri) con la presunzione di essere un modello per tanti giovani che invece hanno enormi difficoltà da anni. Per il lavoro, la casa, la possibilità di farsi una famiglia. Dunque oggi all’ennesima guasconata qualcuno ha riso, molte battute sono state fatte e onestamente non ci vedo nulla di clamoroso o malevolo. Si chiamava “lotta di classe” una volta. E se ridiamo del padrone che si erge a modello, ma si fa arrestare come un bischero per un finto sequestro, tutto sommato, ci potete assolvere. Domani tornerà nella ovattata tenuta Agnelli di Torino, magari lo rimandano in punizione da Kissinger. Noi saremo sempre precari e disoccupati, ma almeno ci saremo fatti una risata.

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