DI ANNA LISA MINUTILLO
ANNALISA MINUTILLO
Arriva la prima sentenza nell’inchiesta sul fallimento di Banca Etruria e sortisce anche una grande sorpresa in quanto tre ex manager sono stati assolti all’interno del primo dossier di indagine, dedicato all’ostacolo alla vigilanza. Nello specifico si tratta di : Giuseppe Fornarsari, ex presidente , l’ex dg Luca Bronchi e il direttore centrale Davide Canestri. Per loro da parte del gup Annamaria Loprete non sono stati riconosciuti i presupposti di colpevolezza.
I pm Roberto Rossi e Julia Maggiore avevano fatto richiesta di due anni e 8 mesi per Fornasari e Bronchi e due anni per Canestri. Bankitalia, come unica parte civile ammessa, aveva richiesto un risarcimento danni per 320 mila euro, ma in realtà è proprio la tesi di Palazzo Koch sui parametri contabili utilizzati da Banca Etruria che viene messa in discussione.
Due le questioni prese in esame: la cessione immobiliare di Palazzo della Fonte, ritenuta fittizia per l’accusa, e la valutazione dei crediti deteriorati all’interno del bilancio del periodo 2012-2013, già messi sotto esame da tre ispezioni di Bankitalia (a partire dal 2010).
In merito alla prima questione, il gup ha stabilito che il fatto non sussiste. Sulla vicenda della cessione immobiliare Palazzo alla Fonte, il giudice ha stabilito che non si è trattato di una vendita fittizia ad una cooperativa costituita ad hoc, sostenuta con un finanziamento indiretto dalla stessa banca, ma di un’operazione effettiva. Non si è trattato di un leasing finanziario, ma operativo; non un giro contabile ma una cessione reale le cui plusvalenze potevano essere collocate in bilancio (per Bankitalia invece non era possibile).
In merito alla seconda questione, ovvero la valutazione dei crediti deteriorati, per il gup il fatto non costituisce reato. Anche il consulente della procura di Arezzo aveva tratto le stesse conclusioni, considerando i criteri utilizzati «ragionevoli». Per il gup la classificazione delle perdite richiesta dagli inquirenti si riferisce a quanto imposto dalla Bce solo successivamente. I crediti presi in esame nel processo ammontano a 260 milioni circa, che per l’accusa e Bankitalia dovevano essere considerate subito come sofferenze ed essere svalutati. Una sentenza che vede le prime reazioni proprio da parte del presidente dell’associazione Vittime del Salvabanche Letizia Giorgianni, queste le sue dichiarazioni: “Giudichiamo inammissibile e vergognosa l’assoluzione dall’accusa di ostacolo all’autorità di vigilanza per l’ex presidente Giuseppe Fornasari, l’ex direttore generale Luca Bronchi e il dirigente David Canestri. Quello di oggi è un colpo durissimo per i risparmiatori”.
E prosegue la Giorgianni
“Fornasari (ex presidente del cda dal 2011 al 2014), Bronchi (ex dg) e Canestri (attuale direttore centrale) erano accusati di aver occultato i crediti deteriorati nel bilancio del 2012 facendoli apparire come crediti incagliati e, quindi, ancora recuperabili. Una classificazione errata che avrebbe sviato, secondo la tesi dell’accusa non riconosciuta dal Gup, la vigilanza della Banca d’Italia che pretese poi una ricapitalizzazione evidentemente inferiore al necessario, con la conseguenza che la banca aretina fu poi commissariata nel febbraio del 2015 quando gli esponenti di vertice, oggi assolti, erano già stati avvicendati “.
Oggi apprendiamo che per il gup, invece, “il fatto non costituisce reato” . Giorgianni continua le sue dichiarazioni aggiungendo: ” prendendo in considerazione che proprio questa errata valutazione ha portato alle conseguenze che tutti conosciamo e all’azzeramento di tanti risparmiatori, raggirati con dolo all’acquisto di tali obbligazioni per ripianare i debiti di una gestione scellerata dei vertici. Vertici che adesso sono prosciolti dalle accuse e che potranno rivestire altri importanti incarichi”.
L’associazione si riserva di leggere la sentenza per capire cosa abbia indotto il gup del tribunale di Arezzo ad una sentenza “così inaspettata ed in contrasto con le aspettative e le accuse mosse dalla stessa Banca d’Italia, che ha multato i 3 imputati a giudizio proprio per ostacolo alla vigilanza. Qualcosa in questa vicenda non torna: o si è nascosto alle autorità di vigilanza i crediti in sofferenza oppure banca Italia non doveva risolvere la banca e valutare al 17% i crediti in sofferenza. Che siano a questo punto messe in luce responsabilità ben più alte, ovvero quella di Banca d’Italia e di Consob” conclude Giorgianni.
Restano aperti altri filoni di inchiesta:
False fatturazioni datate primavera 2014
Omessa comunicazione al Consiglio di amministrazione del conflitto di interessi in relazione a fidi concessi dalla banca a società riconducibili ad alcuni amministratori
Bancarotta fraudolenta.
consulenze da 17 milioni di euro
liquidazione all’ex direttore generale Bronchi da 1,1 milioni di euro
premi aziendali
fidi concessi ad imprenditori considerati vicini ai dirigenti della banca
Truffa (indagine promossa da diverse associazioni di consumatori) per la vendita di obbligazioni secondarie a risparmiatori che non sarebbero stati messi a conoscenza dei rischi connessi
Istigazione al suicidio per la morte del pensionato Luigino D’Angelo che il 28 novembre del 2016 si tolse la vita per aver perso tutti i risparmi investiti in obbligazioni subordinate.
La vicenda è esplosa il 22 novembre del 2015 quando, per la prima volta in Italia, i risparmiatori di quattro banche (Etruria, Marche, Chieti e Ferrara) hanno perso i loro soldi in conseguenza di un decreto del governo.