DI CARLO PATRIGNANI

CARLO PATRIGNANI

Ha tenuto tutti in suspence fino alla vigilia del voto sulla revisione costituzionale di governo, meglio usare la parola riforma per qualcosa di ben più nobile, imposta dal Governo di Matteo Renzi al Parlamento con il voto di fiducia e di conseguenza al Paese, e poi Romano Prodi con una sofferta dichiarazione ha annunciato di votare Sì: per la mia storia personale e le possibili conseguenze sull’esterno.

Non è che questa sofferta dichiarazione sia una sorpresa in se per quanti, a sinistra, anelano a un radicale cambiamento del modello neoliberista di società, lo è semmai, con un sospiro di sollievo, per quanti sono abbarbicati alla terza via blairiana e clintoniana e, tendenzialmente, propensi alla logica e prassi politica del consociativismo per il mantenimento dello status quo neoliberista. Insomma, nulla di nuovo sotto il sole: soltanto un pò di suspence a uso e consumo dell’establishment, alias la casta, e dei media.

Prendiamo atto delle dichiarazioni del presidente Roman Prodi sulla sua decisione di votare Sì, scelta certamente sofferta, considerato che si afferma che la riforma non ha né la profondità né la chiarezza necessarie. Non  a caso, il presidente Romano Prodi si dice indotto a votare Sì in considerazione di preoccupazioni che attengono ai rapporti con l’esterno, sostiene il Presidente del Comitato Nazionale Scelgo No, il giurista Guido Calvi.

Noi siamo convinti che il voto dei cittadini deve essere libero e trasparente, basato su nient’altro che il merito della revisione costituzionale – evidenzia Calvi –  Nessuna ingerenza deve condizionare il voto degli italiani. La nostra democrazia, la nostra libertà appartengono ai cittadini che sono titolari della sovranità popolare. È con questo spirito che bisogna andare a votare No, sottolinea Calvi, prescindendo da condizioni che sono state artatamente introdotte dal presidente del Consiglio che ha messo in gioco la sua permanenza alla guida del governo, argomento del tutto estraneo alla proposta di revisione costituzionale.

Resta il mistero di quali possibili conseguenze all’esterno si faccia carico il Professor Prodi tanto da esser costretto, obtorto collo, a votare Sì a delle riforme, meglio revisioni, che non hanno certo la profondità e la chiarezza necessarie. Assai più chiaro e limpido Massimo D’Alema: il Premier Renzi dice che se vince il No, vince la casta? Ma è lui il capo della casta. Io non faccio più parte di una casta da diverso tempo, presiedo solo una fondazione culturale, la Feps, europea, di studi progressisti…