DI FRANCESCO ERSPAMER
FRANCESCO ERSPAMER
Se avessero ragione i sostenitori del Sì, se cioè davvero il destino dell’Italia dipendesse dai capricci e gli interessi privati delle banche e degli speculatori globali, ciò che di fatto decideremmo il 4 dicembre sarebbe se intendiamo rinunciare non solo alla democrazia ma anche alla sovranità nazionale
indipendenza
 I sostenitori del no sostengono che si tratti di una pessima revisione costituzionale, scritta male, pretestuosa (è falso che tagli i costi della politica e che ci fosse bisogno di accelerare i tempi di approvazione delle leggi) e che accresca in maniera pericolosa il potere del governo sullo Stato e sulle regioni e quello personale di Renzi sul governo. I sostenitori del sì non rispondono a queste accuse. Si limitano ad annunciare l’apocalisse economica e sociale  se i sì non prevalessero. Non dialogano e non spiegano: minacciano.
Il punto è che se avessero ragione, se cioè davvero il destino dell’Italia dipendesse, come loro sostengono, dai capricci e gli interessi privati delle banche e degli speculatori globali, ciò che di fatto decideremmo il 4 dicembre sarebbe se intendiamo rinunciare non solo alla democrazia ma anche alla sovranità nazionale. Se per un po’ di benessere in più, o per evitare qualche sacrificio, siamo disposti ad accettare la tutela di organismi sovranazionali in gran parte privati che il popolo italiano non ha eletto e che non possono essere chiamati a rispondere delle loro azioni – e delle loro menzogne.
Perché oltre tutto sono menzogne. Il mercato che invocano quasi fosse una divinità o una fatalità è invece un sistema estremamente complesso e sostanzialmente imprevedibile, se non nel brevissimo termine, come dimostrato dalle continue crisi anche in paesi che fanno tutto, ma proprio tutto, per accontentare le grandi corporation e gli economisti al loro servizio; per non parlare, in quegli stessi paesi, del declino e della disperazione della classe media – la liberista America ne è un clamoroso esempio. Come i cattivi sacerdoti creano un Dio a loro immagine e somiglianza per giustificare in suo nome ogni loro azione, così i cattivi economisti usano il mercato per imporre interventi politici e sociali che la morale, la logica e il buon senso rifiuterebbero.
È da trent’anni che il neocapitalismo gode di un potere illimitato e cosa ha fatto? È riuscito a dilapidare l’enorme patrimonio naturale e di civiltà che le generazioni precedenti avevano faticosamente accumulato, sprecando l’occasione irripetibile che le nuove tecnologie avrebbero potuto offrire e assicurando una modesta crescita solo al prezzo di un’insostenibile esplosione demografica, della distruzione dell’ambiente e delle comunità. Per cosa? Per arricchire oscenamente l’1% della popolazione e vendere agli altri scatolette di plastica con cui drogarsi di virtualità. Adesso questa stessa classe dirigente, di gran lunga la più avida e inetta che la Storia del mondo abbia conosciuto, ci chiede ancora fiducia per risolvere a suo modo i problemi che ha provocato. Non sanno risolverli e non ne hanno alcuna intenzione: continueranno a fare l’unica cosa che sanno fare e che ormai è diventata la loro vera natura: accumulare denaro e moltiplicarlo. Non beni, non benessere, non felicità; solo denaro. Questo vi chiedono al referendum: dargli carta bianca perché tutto continui come prima. (Consiglio fortemente la lettura delmemorandum pubblicato nel 2013 da JP Morgan, uno dei colossi della finanza globale, in cui esplicitamente le Costituzioni antifasciste vengono descritte come un ostacolo al liberismo economico e se ne suggerisce la rimozione).
Un’ultima considerazione, di metodo, nel caso il mio ragionamento non vi abbia convinti. Comunque sia, ai ricatti non si cede mai, in particolare a quelli di chi è più forte. Perché se si cede una volta bisognerà cedere anche la prossima e così via, indebolendosi progressivamente e assuefacendosi fino a perdere il senso della propria dignità e libertà, fino a diventare servi e schiavi e del tipo peggiore, quelli che neppure sognano l’emancipazione. Questo vale per gli individui, per i gruppi e a maggior ragione per gli Stati. Domenica prossima si vedrà quanto orgoglio hanno gli italiani e quanto ci tengono alla loro indipendenza. Altre volte nella loro storia hanno preferito piegarsi alla dominazione straniera nella speranza che risolvesse i loro problemi o li proteggesse dagli abusi dei prepotenti locali; e poi hanno dovuto lottare per liberarsene, nel Risorgimento, nella Resistenza. Ma non questa volta. Questa volta possiamo e dobbiamo dire NO a Renzi e a chi sta dietro di lui, JP Morgan, Marchionne, la finanza globale. Non credo che pagheremmo per il nostro atto di disobbedienza ma anche se fosse sarebbe sempre meno di quello che pagheremmo se ci piegassimo. Che il 4 dicembre diventi il nostro giorno dell’indipendenza.