DI PAOLO BROGI
PAOLO BROGI
Francesco Maria Caruso: se voi andate sulla pagina Fb del giudice sotto accusa non troverete quello per cui se me chiede ora la gogna. Bisogna essere suoi amici in ogni caso per leggere le sue parole. Che non sono quelle che gli sono state attribuite attraverso la pubblicazione con tanto di titolo: “Chi vota sì è repubblichino”.
Che cosa è successo? Ai suoi 230 amici il Presidente del Tribunale di Bologna ha rivolto una riflessione invitandoli a non ripetere con questo referendum l’errore di chi scelse la repubblica di Salò.
Questa frase è stata presa e pubblicata da un giornale, con tanto di titolazione ad effetto: Chi vota Sì è repubblichino.
Ora a parte il fatto che il magistrato non ha scritto per quel giornale, la frase non è in ogni caso quella. Lui infatti ha scritto, in privato, su Facebppk, ai suoi interlocutori:
nulla sarà come prima e voi sarete stati inesorabilmente dalla parte sbagliata, come coloro che nel ‘43 scelsero male, pur in buona fede…“.
Apriti però cielo.
Vari esponenti emiliani del Pd ne hanno chiesto la testa, il ministro Orlando ha tuonato, il Csm apre un fascicolo…
Il magistrato così ha replicato (su Repubblica):
“Mi attribuiscono cose che non ho detto. Non ho detto che chi vota Sì è un repubblichino, ma che commette un errore storico grave come quello dei sostenitori della Repubblica di Salò. E’ una cosa completamente diversa”.”Quella della “Gazzetta di Reggio” (che ha pubblicato il post, ndr) – dice il giudice – è stata una scorrettezza: io volevo parlare solo con i miei amici attraverso Facebook. Se avessi voluto parlare con i giornali avrei usato altre forme”. Invece, conclude Caruso, “qui si è preso un mio intervento e lo si è pubblicato come se avessi parlato col giornale. Devo verificare se questa cosa è fattibile”.
csm