DI FABIO BALDASSARRI

FABIO BALDASSARRI
Avevo scritto in un post su facebook che per me la campagna elettorale per il referendum sulla riforma Renzi-Boschi-Verdini, dopo la bella intervista di Zagrebelsky a La Stampa di ieri l’altro, poteva considerarsi davvero conclusa salvo fatti nuovi ed eccezionali. Adesso, ove qualcuno mi chieda se dopo l’endorsement di Prodi la campagna si riapre (sia pure solo per un paio di giorni) rispondo: non intravedo né fatti nuovi né eccezionali.
Trattasi di democristianissima polpetta avvelenata che Prodi ha propinato a Renzi “nella speranza che questo giovi al rafforzamento delle nostre regole democratiche soprattutto attraverso la riforma della legge elettorale” anche qualora vincesse il sì, precisando persino che in ogni caso “le riforme proposte non hanno certo la profondità e la chiarezza necessarie” (il virgolettato è ripreso, testualmente, dalla nota dell’agenzia ANSA).
Tutto ciò, in buona sostanza, non vuol dire altro che, comunque vada a finire, laddove ‘vuolsi così colà dove si puote e più non dimandare’ è stato deciso che dopo il referendum è probabile che tocchi al segretario/premier l’infausto tweet che lui riservò ad altri e, a questo punto, sarebbe: #Matteostaisereno. A me piacerebbero altri modi, per la verità, ma prendo atto che tra loro usa così. Noi, intanto, continuiamo a tutelarci votando NO.