DI ANNA LISA MINUTILLO
ANNALISA MINUTILLO
Un altro grave incidente avvenuto nel porto di Messina che vede coinvolti sei operai impegnati nell’esecuzione di lavori all’interno della nave Sansovino della Caronte & Tourist, ormeggiata al molo Norimberga . Sono caduti dentro una cisterna dopo aver accusato malori mentre stavano eseguendo dei lavori di pulizia nei serbatoi del carburante. Sono tre i decessi : uno avvenuto sulla banchina del porto, gli altri due negli ospedali Papardo e Policlinico. Tre persone invece sono state ricoverate : si tratta di : Ferdinando Puccio, in gravissime condizioni all’ospedale Piemonte, mentre gli altri due si trovano al Papardo e al Policlinico. Le vittime sono Gaetano D’Ambra, 27 anni, secondo ufficiale di coperta di Lipari; Christian Micalizzi, 38 anni, primo ufficiale di Messina; Santo Parisi, 52 anni, operaio di Terrasini, tutti dipendenti della Sirema, appartenente al gruppo Caronte.
Una prima ricostruzione rende noto che i lavoratori sono rimasti intossicati da gas nocivi che si sono sprigionati all’interno dei locali. Tutti i lavoratori sono stati recuperati poco dopo le 15 da tre squadre dei Vigili del fuoco e nonostante le condizioni apparse subito gravi, sono riusciti, grazie all’utilizzo di autorespiratori, ad entrare nello stretto passaggio di imbocco dei locali , ad estrarre ed a consegnare al personale medico l’intera squadra di operai che si trovava all’interno. Sul posto sono giunte diverse ambulanze e l’elicottero del 118. Inviata sul posto anche una squadra di Vigili del Fuoco del nucleo Nbcr (Nucleare, Biologico, Chimico e Radiologico) per accertare quale sia la sostanza che ha provocato questo grave incidente. Le indagini sull’incidente sono affidate alla Capitaneria di Porto di Messina mentre la Procura di Messina ha aperto un’inchiesta disponendo il sequestro della nave.
Si muore ancora sul lavoro, ed infatti fino a Settembre le vittime sono state 549 contro le 626 dello stesso periodo nel 2015 , si tratta soprattutto di uomini con un’età superiore ai 54 anni.
Nel primo bimestre del 2016 insomma oltre una vittima al giorno.
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I dati forniti dall ‘Inail non raccontano però cosa accade nel mondo sommerso degli abusivi, dei muratori assoldati a giornata, lasciati feriti sulle strade fingendo incidenti stradali dopo essere caduti dalle impalcature, pagati, ma solo se feriti o morti, con vaucher improvvisamente usciti dalle tasche degli imprenditori. In Italia l’anno scorso l’87% delle aziende controllate non era in regola con le norme di sicurezza.
Anche il Presidente Mattarella parla di morti inaccettabili ed esorta con forza a fare di tutto perché non si ripetano queste gravissime tragedie .
“Solo” 84 sarebbero le vittime straniere, un dato però questo poco vicino alla realtà se si pensa ai punti di raccolta presenti nelle periferie dove al mattino passano i pullmini per scegliere e caricare chi è arrivato nel nostro paese dall’est o dall’Africa e si offre per pochi spiccioli come muratore o carpentiere, senza assicurazioni o diritti pur di riuscire a “sbarcare il lunario” evitando di commettere crimini per sopravvivere. Non bisogna dimenticare in questa disanima i luoghi del caporalato dove la schiavitù sembra essere tornata in modo prepotente nei campi. Così le regioni dove la situazione occupazionale è più legale e chiara per assurdo risultano quelle dove ci sono più vittime. La prima è infatti l’Emilia Romagna con 70 casi, seguita dal Veneto con 59 morti, Lombardia, 57, Piemonte 47.
La geografia delle morti bianche vede il centro con il 32,6 per cento degli incidenti mortali, seguito dal sud col 21,7, il nord ovest con 20,9. E il nord est con 15,7.
In quasi la metà dei casi non è determinato il settore economico dove il lavoratore ha perso la vita, seguono poi le costruzioni con 74 casi, l’attività manifatturiera con 65, il trasporto e magazzinaggio con 62, il commercio all’ingrosso con 33.
Siamo il Paese Europeo con il più alto numero di morti sul lavoro un dato triste che vorrà pure dire qualcosa.
Abbiamo anche un altro triste primato che è quello dell’abuso dei voucher, che molto spesso favorisce il lavoro nero . Non pare siano stati messi dei limiti concreti affinché questo abuso possa essere fermato, anzi lo si è esteso a tutte le lavorazioni , non proprio un’idea degna di nota questa.
Anche le morti bianche dei voucheristi sono raddoppiate: da 2 a 15 in tre anni. A dimostrare l’abuso, l’imbroglio grazie ai vaucher c’è il fatto che quasi sempre il pagamento del vaucher (10 euro lordi di cui 7,5 destinati al lavoratore) coincide con il giorno dell’infortunio mentre in precedenza non risulta esserci alcun rapporto tra il datore di lavoro e il lavoratore. Il generale aumento del lavoro nero negli anni della crisi, gli infortuni subiti dai lavoratori non regolari, ovviamente, non vengono denunciati e di conseguenza non rientrano nelle statistiche.
Si sono moltiplicate le segnalazioni e le denunce tanto che da giugno il governo ha deciso di obbligare ad una tracciabilità in modo che non si ripetano
abusi. Il vaucher, ormai in uso dalle campagne al lavoro domestico, non deve essere usato per nascondere lavoro nero e neanche per incentivarlo e le condizioni di sfruttamento e non devono saltare fuori solo al momento in cui arrivano sul luogo dell’incidente carabinieri e polizia per fare i rilievi.
È opportuno notare che, nel corso degli anni, gli incidenti sul lavoro sono gradualmente diminuiti, sia per quanto riguarda gli infortuni che per quanto riguarda le morti ma che anche il fattore
disoccupazione influisce sulla diminuzione generale degli incidenti.
Le regioni in cui il lavoro nero è più presente sono la Puglia, la Calabria e la Campania ed i settori più colpiti sono agricoltura ed edilizia. Quello che si può rilevare è che, a volte, quando avviene un incidente l’azienda dichiara contemporaneamente il lavoratore e l’infortunio. Dichiarando il lavoratore è chiaro che c’è una copertura assicurativa anche per l’azienda.
A volte anche un’eccessiva sicurezza nelle proprie capacità e competenze può dare luogo a gravi incidenti. E le statistiche, purtroppo, lo confermano. E’ sempre auspicabile seguire le norme della sicurezza e denunciare ( la dove si ha la possibilità) la non messa in sicurezza adeguata del proprio posto di lavoro, cosa che diventa sempre più difficile a causa della facilità con cui si licenziano i lavoratori che accettano condizioni discutibili di lavoro proprio per non restare disoccupati a vita.
In Italia ci sono lavoratori di seria A e di serie B anche su queste tragedie. Perché mai un lavoratore in nero, una Partita IVA individuale, un carabiniere, un poliziotto, un agricoltore schiacciato dal trattore non deve essere considerato un morto sul lavoro?
Non si possono considerare dei fantasmi i lavoratori che muoiono per infortuni e che non sono assicurati all’INAIL. Tra questi diverse categorie che hanno assicurazioni proprie ci sono tutte le Forze Armate, i Vigili del Fuoco, le partite iva individuali che sono tantissime, gli agricoltori, ecc.
Tutti quelli che si occupano di queste tragedie dovrebbero separare chi muore per infortuni sui luoghi di lavoro, da chi muore sulle strade e in itinere con un mezzo di trasporto. I lavoratori che muoiono sulle strade e in itinere sono a tutti gli effetti morti per infortunio sul lavoro, ma richiedono interventi completamente diversi dai lavoratori morti sui luoghi di lavoro. E su questo aspetto che si fa una gran confusione.
Confusione che non dovrebbe più esserci perché è davvero assurdo morire ancora per lavorare oggi , morire per un lavoro che non c’è più o morire per un lavoro non svolto in sicurezza e tutto questo solo perché si è persone oneste che danno forza lavoro per ricevere una retribuzione degna ed onestamente meritata.