DI LUCA BILLI
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“I soldi non danno una felicità” è un antico adagio spesso ripetuto, per lo più da quelli che ne hanno molti, per consolare noi che non li abbiamo. Con questa frase ci dicono “Sapeste, cari amici poveri, anche noi abbiamo tanti problemi, non invidiate la nostra fortuna, quasi quasi faremmo a cambio con voi”. Poi questo cambio non avviene mai e noi rimaniamo tutti così, noi poveri e felici, e loro ricchi e infelici. Mi è venuto in mente leggendo il titolo di un’intervista ad Andrea Guerra, supermanager di varie aziende, già ideologo di alcune Leopolde, già consulente di Palazzo Chigi. Guerra ha detto “Ragazzi, non pensate allo stipendio”. A dire il vero è già da qualche anno che i giovani italiani – e ancora di più le loro coetanee – non pensano allo stipendio, tanto sanno che non lo riceveranno e che, se lo riceveranno, sarà poco e in ritardo.
Per molte persone ricevere lo stipendio significa che il tuo datore di lavoro – per dirla in maniera corretta – o il tuo padrone – come preferisco dire io – viene lì e ti dà un buono, un voucher perché in inglese fa più trendy, che a lui è costato 10 euro e che per te ne vale 7,5. Il sistema dei voucher è qualcosa di ancor più pericoloso dell’abolizione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, perché scardina del tutto il rapporto tra padrone e dipendente, perché mette chi riceve il voucher in totale balia del suo padrone. Formalmente quel voucher rappresenta il salario per un’ora di lavoro, ma di fatto non c’è nulla che garantisca questo rapporto, solo il buon cuore del padrone, che come noto, è molto meno ascoltato del portafoglio. Io ti dò un voucher e tu devi lavorare un’ora, due, tre, tutta la sera, oppure devi cucire un certo numero di maglie o raccogliere una certa quantità di frutta o pulire un certo numero di camere. Il voucher reintroduce nel rapporto di lavoro il cottimo, senza alcun controllo. E naturalmente chi riceve i voucher non ha alcun altro diritto: se ti ammali non lavori e non ricevi il voucher, punto e basta.
Il lavoro, caro Guerra, in Italia sta diventando questa schifezza, per colpa di quelli come te con la tua retorica d’accatto, per colpa dei governi che tu finanzi e sostieni, ma anche per colpa nostra, perché per troppi anni abbiamo creduto nel mito della flessibilità, perché ci siamo convinti che un sistema fosse più forte quanto più era dinamico, e abbiamo votato per personaggi che, fingendoci di far crescere l’economia, hanno solo favorito i padroni, hanno tutelato i loro interessi, li hanno fatti diventare più ricchi, aumentando gli stipendi di personaggi come Andrea Guerra, che ovviamente al suo di stipendio ci sta attento assai. E’ anche colpa nostra perché troppo spesso ci siamo accontentati delle briciole di questa ricchezza, senza renderci conto che quella miseria che ci elargivano veniva comunque tolta a qualcuno ancora più sfortunato di noi.
Ormai siamo così deboli che non hanno neppure più bisogno di fingere, la crescita del sistema dei voucher racconta questa loro tracotanza, la consapevolezza che possono fare quello che vogliono, perché ormai ci hanno sconfitto, perché siamo troppo deboli per ribellarci. E forse hanno ragione, tanto i soldi non danno la felicità