DI ALESSANDRO GILIOLI
ALESSANDRO GILIOLI
Donald Trump sta appaltando il governo americano a miliardari e raider di Wall Street.
Gente che da una vita fa gli interessi di banche e fondi, da OneWest Bank a Goldman Sachs. La loro visione dell’economia è, fondamentalmente, reaganismo e Chicago Boys più finanza speculativa senza lacci e laccioli.
Toh: la destra subculturale, nazionalista e “antiestablishment” è anche destra economica e di classe.
Spiegava del resto qualche giorno fa sul Financial Times Martin Wolf che l’introduzione di un sistema fiscale regressivo, l’abolizione della tassa di successione, la promessa deregulation finanziaria, l’eliminazione dell’Obamacare etc etc sono tutte cose che non avvantaggeranno quella parte di colletti blu che hanno votato Trump. Wolf spiegava anche come le politiche protezionistiche, alla fine, saranno un affare solo per pochi.
Detta in soldoni: i ceti bassi saranno beffati.
Non cosa questo scatenerà negli Stati Uniti, lo vedremo nel tempo.
So quello che vuol dire per l’Europa, per noi, che (ancora?) non abbiamo Trump.
E vuol dire che la questione non è più difendere o attaccare establishment, le sue larghe intese, la sua austerità, i suoi Juncker.
Quella era la dinamica fino a uno o due anni fa.
Ora quell’establishment, quell’ancien regime, è comunque moribondo. Troppe ne ha fatte, per salvarsi.
Quindi la questione è solo quale porta scegliere – o creare – per l’uscita da questo ancien regime.
La questione è uno spazio politico che sia né Juncker né Trump.
Se non piace la parola, possiamo anche non chiamarlo sinistra. Chiamatelo pure Peppino.
Ma, se non vi piacciono Trump, serve quella roba lì.
Altrimenti resta solo la dialettica Trump-Juncker, e vincono quelli come il primo.
trump-junker