DI PIERLUIGI PENNATI
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“Non sei pronto per uccidere nonna e zia”.
Sono molte le incredibili affermazioni di Laura Taroni, 40 anni, l’infermiera killer di Saronno, che gli investigatori hanno registrato e dalle quali emerge che avrebbe allevato i suoi due figli chiamandoli con nomi in codice, «l’angelo blu» per il maschio di 11 anni e «l’angelo rosso» per la femmina di 8 anni.
Due angeli che non sarebbero a lor volta scampati alla morte se la madre avesse dovuto compiacere il compagno, l’anestesista Leonardo Cazzaniga di 60 anni, che considerava se stesso quell’«angelo della morte» che, come in un film dell’orrore, poteva decidere di togliere la vita alle persone, ai suoi pazienti colpevoli di essere «indegni» di continuare a vivere.
«Se vuoi uccido anche i bambini», dice lei in una delle intercettazioni dei carabinieri, «No, i bambini no», risponde lui, in un freddo delirio di onnipotenza, vita e morte di chiunque gli stesse attorno.
Quarantacinque decessi, avvenuti tra il 2011e il 2014 durante i periodi di turno nel reparto di Pronto soccorso dell’ospedale di Saronno del vice-primario Leonardo Cazzaniga, è il conteggio finale dei casi sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori e secondo i quali una ventina, sarebbero già stati “verificati”: cinque omicidi certi, tra cui quelli di Massimo Guerra e Maria Rita Clerici, marito e madre della Taroni, sei sospetti e nove che non hanno evidenziato anomalie riconducibili a sovra dosaggi o mix letali di farmaci.
Tra i restanti 35 casi sospetti, al momento, c’è anche quello del padre di Cazzaniga, anch’egli morto nell’ospedale, oltre la possibilità di allargamento ad altri casi non ancora valutati, ma che sarebbero riconducibili al “protocollo Cazzaniga”, il mix di farmaci applicato dal medico ai pazienti con stato di salute compromesso.
Sette infermieri della struttura hanno già confermato in interrogatorio l’esistenza del “protocollo”, “Siamo sconcertati”, ha dichiarato l’assessore regionale al welfare, Giulio Gallera, istituendo a sua volta una commissione d’inchiesta regionale sul pronto soccorso dell’ospedale di Saronno.
Ma l’aspetto più eclatante riguarda forse proprio la famiglia della Taroni, da lei decimata e che avrebbe allevato i figli per diventare a loro volta dei serial killer.
In particolare il suo «angelo blu», di soli 11 anni a cui dice «Ma poi la nonna Maria la facciamo fuori…», ottenendo dal figlio una risposta agghiacciante: «Non sai quanto le nostre menti omicide messe insieme siano così geniali».
«Tua nonna non è possibile… A tua nonna e a tua zia non è semplice… A meno che non gli fai tagliare i fili dei freni a tua zia… Gli tiri l’olio dei freni… Poi c’è tua zia Gabriella… Non sei abbastanza grande per poter… Non sei abbastanza grande!». Mamma e figlio si scambiano “opinioni” su progetti violenti: «E poi cosa avresti fatto? Le avresti fatte sparire così? Non è così semplice, sono grosse! L’umido da noi passa solo una volta a settimana… Non abbiamo più neanche i maiali».
La mamma in passato gestiva un’azienda agricola ed i “maiali”, quelli veri, sarebbero stati utili per far sparire con loro eventuali cadaveri o forse si tratta solo di farneticazioni, fatto sta che gli assistenti sociali hanno preso in affidamento i bambini ai quali dovrà essere “resettato” il cervello per fargli condurre una vita “normale”, se ancora possibile.
Secondo gli assistenti sociali sarà un percorso lungo, ma che porterà a risultati positivi. Al Giornale uno degli psicologi che hanno effettuato i primi colloqui terapeutici spiega: «Tra i due minori quello che presenta maggiori criticità è il maschio. Il maschio, 11 anni, veniva trattato dalla madre come una sorta di complice, un potenziale baby killer, per ipotetici delitti futuri con vittime in famiglia. E il dramma nel dramma è che il ragazzino probabilmente era convinto della bontà del progetto criminale, sentendosene addirittura gratificato. Immaginare un suo impegno attivo nella presunta soppressione della zia e della nonna (come emerge dalle intercettazioni) era un’opzione considerata praticabile e meritoria».
È come se Laura Taroni volesse allevare un piccolo sicario, pronto ad essere anch’egli sacrificato per quell’“amore” malato ed assoluto verso il Cazzaniga.
Gli psichiatri spiegano il trauma che i bambini potrebbero subire se scoprissero che la loro madre, che avrebbe dovuto amarli e proteggere, in realtà era una omicida fredda e calcolatrice, al punto di sacrificarli senza ripensamenti: «Se il bambino saprà che la mamma non escludeva di ucciderlo, l’ulteriore choc sarà enorme. La consapevolezza che una madre era in realtà disposta ad ammazzarti per compiacere un uomo, è quanto di più traumatico possa accadere a un figlio in età evolutiva».
Un serial killer in ospedale, ma anche, tragedia nella tragedia, in famiglia.