DI DAVIDE VECCHI
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Ho sentito due persone scandire la stessa frase per esprimere posizioni totalmente contrapposte. Uno: “io voto No perché ho letto la riforma e ho scoperto che quelli del Sì ci prendono in giro”. L’altro: “io voto Sì perché ho letto la riforma e ho scoperto che quelli del No ci prendono in giro”. Insomma: non sappiamo più a chi credere. Siamo smarriti. Ci affidiamo alla simpatia, all’istinto. Non ci turiamo più il naso (perché ciò presuppone la conoscenza della “puzza”) ma andiamo a caso.
Questa surreale – ridicola, infantile, patetica – campagna elettorale ha illuminato e portato allo scoperto molti limiti del nostro sistema Paese. Tra cui a mio avviso uno molto importante (o che dovrebbe esserlo) per noi giornalisti: la perdita assoluta di credibilità. I politici non lo sono mai stati, per ovvie ragioni. I giornali – anche i più autorevoli – si sono mostrati uguali ai politicanti. C’è poi la rete. Le notizie inventate. Insomma: mi auguro che ne faremo tesoro. Tutti. Mi auguro che dal 5 dicembre si analizzi quanto accaduto e si usi come lezione e parametro negativo. La sciatteria, le notizie superficiali, i titoloni inventati, gli errori, le finte inchieste, le fonti inesistenti: spero che tutto questo venga archiviato come tragico errore e si corra ai ripari cercando rapidamente una più alta qualità e una maggiore e approfondita verifica dei contenuti . Spero si superi questo giornalismo da bar sport e che lo si consideri il punto più basso cui si poteva arrivare. Perché se non si riesce a comunicare in maniera chiara ai lettori quali sono i pregi/difetti della riforma mettendoli quindi in condizione di scegliere coscientemente e in maniera autonoma – perché correttamente informati – tra il Sì e il No, significa che non riusciamo più ad assolvere al nostro piccolo ma prezioso ruolo. Il problema oggi non è più individuare la verità, il problema è capire quali tra le tante verità sia quella vera. Ed era questo il compito della stampa. Diradare la nebbia. Invece oggi nessuno è ritenuto super partes, autorevole, credibile.
ps: scusate il pippone. Ma come diceva il mio primo vecchio (bravo) caporedattore “è solo pestando merde che impari a evitarle, chi non impara o è scemo o è complice”. Sì, era una personcina sottile e delicata