DI SALVATORE OCCHIUTO

SALVATORE OCCHIUTO

Carneade chi era costui? La domanda che si pone Don Abbondio all’inizio di un capitolo dei “Promessi Sposi” si adatta perfettamente all’esito del primo turno delle elezioni presidenziali austriache. Norbert Hofer, candidato Fpoe, è un emerito sconosciuto. Fpoe, partito liberale, una denominazione da contestualizzare nell’ambito strettamente interno perchè incarna la destra nazionalista, euroscettica, populista, xenofoba. Hofer, Dritter National Rat Praesident, Terzo Vice Presidente del Consiglio Nazionale, la camera bassa del Parlamento federale, un incarico istituzionale che dal 1990 spetta al terzo partito. Parimenti al Ministro della Difesa socialdemocratico Hans Peter Doskozil proviene dal Burgenland, il laender che parafrasando una celebre canzone è diventato l’ombelico dell’Europa. Laender di confine che condivide la linea di demarcazione con l’Ungheria di Orban, il primo stato dell’Ue ad inaugurare il ricorso a barriere. Dopo il muro magiaro, la decisione slovacca di accogliere esclusivamente migranti cristiani, la barriera di filo spinato tra Slovenia e Croazia, Vienna aveva paventato nella scorsa primavera addirittura il blocco del Brennero. Un rigurgito dell’impero austroungarico che amplifica i molteplici dubbi che a Bruxelles riaffiorano in relazione alle politiche di allargamento della famiglia europea avviate negli ultimi dieci anni. Purtroppo proprio gli uomini politici di frontiera invece che comprendere in maniera pragmatica la sfida dell’immigrazione, la erigono a questione di sicurezza nazionale rinverdendo gli atavici e retrivi assunti di heimat e vaterland che contraddistinguono da sempre l’eredità della Mitteleuropa, in primis dei paesi alpini, Austria e Svizzera. Sarebbe come se alle nostre latitudini Mattarella e Alfano fossero siciliani di Lampedusa, e non della terraferma, e sostenessero che siamo invasi dai popoli africani. Comprensibile che uno stato con una popolazione di circa 9 milioni di abitanti reputa preoccupante superare la soglia di 500.000 profughi. La posizione di ostinata chiusura ad ogni compromesso non è però la soluzione ottimale. L’affermazione di Hofer rappresenta la palese sconfitta dei partiti tradizionali che hanno abiurato ai loro valori fondanti allo scopo di rincorrere fasce di elettori che sono pervase dal terrore dello straniero e dalla paura del diverso. La carica di Presidente della Repubblica Federale dell’Austria, Bundespraesident, non prevede l’attribuzione di sostanziali poteri ad eccezione della designazione del Cancelliere, su proposta dei partiti, e dell’indizione di elezioni anticipate, dopo la constatazione dell’assenza di solide maggioranze parlamentari. Pertanto conferisce prerogative di rappresentanza cerimoniale malgrado l’elezione a suffragio universale. Hofer ha tuttavia sottolineato che l’investitura popolare gli concederebbe un legittimo intervento nelle questioni politiche di importante rilevanza. Finora la Presidenza è stata una sorta di compensazione tra le due storiche famiglie politiche popolari Ovp e socialdemocratici Spo. Dal 1945 al 1970 l’Hofburg ospitò inquilini Spo essendo la Cancelleria espressione di esponenti Ovp. Dal 1970 al 1986 la maggioranza assoluta conquistata dalla Spo confermò tale predominio. Dal 1986 con il ritorno alla grosse koalition vennero eletti i candidati Ovp Kurt Waldheim e Thomas Klestil. Nel 2004 l’elezione del Presidente uscente Heinz Fischer, con Cancelliere il popolare Schussel. Nel 2010 Fischer venne appoggiato da entrambi i partiti. Personaggi molto particolari i Presidenti che si sono avvicendati dal 1945, a parte Karl Renner (1945-1950), leader storico socialista e primo Cancelliere dopo la prima e la seconda guerra mondiale. Uomini che hanno saputo interpretare le cosiddette corde più profonde del popolo austriaco. Ricordiamo Theodor Korner (1951-1957) generale eroe della “Grande Guerra”, Adolf Scharf (1957-1965) Vice Cancelliere dei governi della grosse koalition, Franz Jonas (1965-1974) Sindaco di Vienna, Rudolf Kirchschlager (1974-1986) ex ambasciatore Onu e Ministro degli Esteri, Kurt Waldheim (1986-1992) ex ambasciatore Onu, Ministro degli Esteri , Segretario Generale dell’Onu 1972-1982, Thomas Klestil (1992-2004) ex ambasciatore Onu e a Washington, Heinz Fischer (2004-2016) ex Presidente del Consiglio Nazionale 1990-2002. La campagna-stampa a livello internazionale riguardo il suo presunto passato nazista trasformò nel 1986 la vittoria di Waldheim in una specie di plebiscito nazionale. Determinante in ambito diplomatico fu l’operato del suo successore Klestil. Nel 2004 Fischer che da Presidente del Parlamento aveva definito l’Anschluss, annessione al Terzo Reich, non una colpa bensì una vergogna collettiva, prevalse sul Ministro degli Esteri, la popolare Benita Ferrero-Waldner, convinta europeista che pochi mesi dopo divenne commissario con delega alle Relazione esterne a Bruxelles sotto la gestione Barroso. Questa cronistoria evidenzia che l’elezione presidenziale rientra in uno specifico e piuttosto singolare caso di evoluzione delle dinamiche politiche di una nazione che da sempre rimpiange il glorioso passato. La “Felix Austria” appare lontana, la nostalgia del corporativismo cattolico di Dolfuss risulta un retaggio consegnato agli annali, la macchia del nazismo un’onta indelebile che si cerca di nascondere nell’armadio della storia, ma la repulsione ai cambiamenti epocali che hanno ridotto Vienna da protagonista a comparsa del globo terracqueo non sarà mai sopita.