DI CARLO PATRIGNANI
CARLO PATRIGNANI
E ora che Romano Prodi e Eugenio Scalfari hanno fatto sapere al mondo che voteranno, buon voto a tutti per il 4 dicembre 2016, settant’anni dopo l’avvio del faticosissimo lavoro dell’Assemblea Costituente per dare al Paese, uscito dal Ventennio nazi-fascista, la Carta Costituzionale su cui impiantare la nascente Repubblica. Ora, finalmente e serenamente, si puo’ andare a votare maggiormente convinti di dover votare No alla revisione – riforma è una parola troppo nobile – costituzionale di governo imposta dal Premier Matteo Renzi al Parlamento con il voto di fiducia. Soprattutto Prodi ha tenuto tutti, amici e avversari, sulle spine fino alla vigilia del voto e poi con una dichiarazione ha annunciato, a malincuore, di votare Sì: lo fa per la mia storia personale e le possibili conseguenze sull’esterno. Non è che questa tribolata, sofferta dichiarazione sia una sorpresa in se per quanti, a sinistra, anelano a un radicale cambiamento del modello neoliberista di società, lo è semmai, con un sospiro di sollievo, per quanti sono abbarbicati allaterza via blairiana e clintoniana e, tendenzialmente, propensi alla logica e prassi politica del consociativismo per il mantenimento dello status quo neoliberista. Insomma, nulla di nuovo sotto il sole: solo un pò di suspence a uso e consumo dell’establishment, alias la casta, e dei media. Prendiamo atto delle dichiarazioni del presidente Roman Prodi sulla sua decisione di votare Sì, scelta certamente sofferta, considerato che si afferma che la riforma non ha né la profondità né la chiarezza necessarie. Non a caso, il presidente Romano Prodi si dice indotto a votare Sì in considerazione di preoccupazioni che attengono ai rapporti con l’esterno, sostiene il Presidente del Comitato Nazionale Scelgo No, il giuristaGuido CalviNoi siamo convinti che il voto dei cittadini deve essere libero e trasparente, basato su nient’altro che il merito della revisione costituzionale – evidenzia CalviNessuna ingerenza deve condizionare il voto degli italiani. La nostra democrazia, la nostra libertà appartengono ai cittadini che sono titolari della sovranità popolare. È con questo spirito che bisogna andare a votare No, sottolinea Calvi, prescindendo da condizioni che sono state artatamente introdotte dal presidente del Consiglio che ha messo in gioco la sua permanenza alla guida del governo, argomento del tutto estraneo alla proposta di revisione costituzionale. Resta il mistero di quali possibili conseguenze all’esterno si faccia carico il Professor Prodi tanto da esser costretto, obtorto collo, a votare Sì a delle riforme, meglio revisioni, che non hanno certo la profondità e la chiarezza necessarie. Chiaro e libero da possibili conseguenze all’esterno, Massimo D’Alema: il Premier Renzi dice che se vince il No, vince la casta? Ma è lui il capo della casta. Io non faccio più parte di una casta da diverso tempo, presiedo solo una fondazione culturale europea di studi progressisti…