DI CHIARA FARIGU

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Non è solo in Messico che si manifesta contro le politiche migratorie messe in atto dai governi. Alcune, come quelle di Ciudad Juarez, al confine con gli Stati Uniti, fanno molto rumore, forse perché contro Trump ed il suo anacronistico progetto di “muro”, altre, benchè molto più imponenti, non fosse che per il numero di partecipanti, passano quasi inosservate o senza ottenere l’importanza che invece meriterebbero. Eppure la manifestazione di ieri a Barcellona ha tutte le caratteristiche per essere non una notizia ma LA notizia: per i numeri, almeno 160.000 persone secondo le forze dell’ordine, oltre 300.000 invece per gli organizzatori, e per lo scopo “basta scuse, accogliamo subito i rifugiati”. Una città controcorrente, dunque. Una sfida al governo contro la decisione di ospitare “soltanto” 1.100 migranti dei 16.000 previsti dall’Unione Europea. Tra i manifestanti anche il sindaco Ada Colau da sempre favorevole all’accoglienza e contro il governo spagnolo piuttosto restio ad aprire le porte a chi fugge da guerre e miserie. “I miei concittadini non solo capiscono, ma mi chiedono sforzi ulteriori. Vedere i bambini morire in mare, mentre le mafie si arricchiscono, non è sopportabile. Dinanzi alle scene inaccettabili dei profughi che rischiano la vita sfidando i pericoli del mare, non posso, non possiamo girarci dall’altra parte”, ha dichiarato la Colau, soddisfatta per la risposta massiccia della piazza per dire NO ai veti messi dal governo Rajoy.
La sua è una critica a tutto tondo, né risparmia quelle all’Europa: “Noto che sta rinnegando i propri valori, l’Europa nasce come reazione alle atrocità della guerra e del nazismo, e ora scappa davanti al proprio compito. Qui non c’è solo un enorme problema etico, ma ce n’è anche uno giuridico: noi abbiamo degli obblighi in questo senso e non li stiamo rispettando”. Accoglienza, distribuzione equa e politiche di integrazione, questa è la ricetta proposta dalla sindaca, l’unica, sostiene, capace, se non di risolvere, almeno di far fronte a questa grande emergenza umanitaria.

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