DI LUCIO GIORDANO

Se nelle prossime ore la portaerei Carl Vilson riceverà l’ordine da Donald Trump di bombardare  la Corea del Nord, allora la situazione rischierà di precipitare per davvero. E’ chiaro che a quel punto la Cina potrebbe reagire con veemenza alla seconda violazione  di diritto internazionale del presidente americano. E tutto in pochi giorni: prima la Siria, poi Pyongyang. La sciagurata politica estera di Trump, una trappola in cui il magnate si è infilato  a causa dei disastrosi sondaggi in patria e delle spinte dei poteri che lo proteggono, porterebbe a tensioni difficili da contenere.  E’ chiaro che l’obiettivo delle multinazionali, del mondo della finanza  e dell’industria delle armi,  cioè l’establishment che appoggia Trump, è quello di distruggere il regime di Kim Jong- un. La scusa è di riportare a miti consigli la Corea del nord in possesso di un armamentario nucleare di tutto rilievo. Ma la realtà è che da 60 anni gli Stati Uniti sognano di riunire le due Coree, per dar vita ad uno stato liberista che faccia concorrenza alla Cina. Al fianco  degli americani, il Giappone di Abe con la sua asfittica economia attuale. Difficile però credere che i cinesi, i principali creditori dell’indebitatissimo stato americano,  accettino un’ipotesi del genere. E poi Trump, che fa il paladino del mondo, non è  credibile. Gli Stati Uniti stanno insomma cercando la provocazione per preservare i propri interessi e ridisegnare geopoliticamente le diverse aree del mondo.

La Corea del Nord è solo uno dei punti caldi  e degli interessi chiave delle multinazionali nel pianeta.  L’altro è di sicuro la Siria. Da quelle parti vorrebbero far passare  un gasdotto di enorme importanza strategica: quello del Qatar. Il rifiuto nel 2011 di Bashar El Assad, che aveva preferito fare accordi  con l’Iran per un altro gasdotto, ha portato le maggiori potenze alla decisione di far  scoppiare una guerra civile che si sarebbe tranquillamente potuta evitare. Perché è vero che dietro si nascondono anche conflitti religiosi tra Sciti e Sunniti ma il principale motivo di attrito è anche in questo caso economico e geopolitico. Le  forze ribelli finanziate dalle nazioni alleate di Francia, Israele, Gran Bretagna e Stati Uniti, come Arabia Saudita, Emirati Arabi e il Qatar  hanno ammantato il tutto di ideologia : liberare la Siria dal regime di Bashar Al Assad. Nella realtà l’obiettivo è quello di distruggere e dividere la Siria e fiaccare la resistenza dell’Iran, suo alleato, per consentire alle multinazionali del gas e del petrolio di impossessarsi dei giacimenti siriani e costruire un’autostrada per il gasdotto che parte dal Qatar. Così in questo modo  si metterebbe in difficoltà economica l’altra super potenza: la Russia, il più importante produttore di gas naturale della zona.

Ma è tutto il mondo arabo che deve essere destabilizzato. In una parola più eloquente, sputtanato. Musica, per l’industria delle armi. L’Isis, finanziato dagli Stati Uniti ,  dai Paesi del Golfo e dalla Turchia, serve a questo. Creare un nemico comune contro cui combattere, alimentare il pregiudizio contro il mondo arabo , costringere le popolazioni europee ad accettare una riduzione della libertà personale in cambio di maggior sicurezza scongiurando gli attentati di sedicenti lupi solitari. E’ questo il quadro che si delinea e che se non è veritiero è quantomeno verosimile. Del resto, l’abbiamo già visto in un recente passato: destabilizzare  e conquistare l’Iraq di Saddam Hussein  con il pretesto di armi chimiche inesistenti o distruggere l’unità della Libia destituendo Gheddafi, che si opponeva alla longa manus delle multinazionali del petrolio,  ha sempre  avuto lo stesso obiettivo.

I media occidentali  stanno sposando in maniera colpevole e scandalosa le tesi appena esposte. E senza la minima capacità critica. L’importante è condizionare l’opinione pubblica.  A conti fatti ci stanno riuscendo benissimo e i grandi editori come Murdoch, tutti coinvolti in interessi politici ed economici ben definiti, continuano a battere la grancassa, sempre sugli stessi temi: lo zar Putin, il regime di Bashar al Assad, lo stravagante dittatore coreano, l’Iran Komeinista che possiede la bomba atomica. Per carità, è vero: i loro sono regimi che cozzano violentemente  contro  i  diritti dell’uomo. Però a volerla dire tutta anche Erdogan è un dittatore sanguinario.    Anche Orban in Ungheria ha imposto un regime fascista. E lo stesso è capitato in Polonia e Ucraina  . E pure l’Egitto del generale Al Sisi, messo a capo del gigante Nord Africano dalle multinazionali con  un  violento colpo di stato, può considerarsi a tutti gli effetti una dittatura. Al Sisi, nella domenica delle palme grondanti sangue, ha imposto al suo popolo lo stato d’emergenza per i prossimi tre mesi. Con la scusa degli attentati nelle chiese copte ha stretto ancora di più il laccio attorno al proprio popolo. Un Paese di tale importanza strategica per l’Occidente, non può permettersi nuove rivolte.

Dittature anche quelle, dunque. Solo che tutti questi governi autoritari alle grosse potenze fanno comodo . E’ chiaro che questa frenetica attività di Francia, Inghilterra  Stati Uniti  e Germania, che prima  ha messo in ginocchio la Grecia finanziandole debiti inesigibili  attraverso le proprie banche, per poi comprarsi pezzo a pezzo aeroporti e attività strategiche nelle magnifiche isole dell’Egeo, si è fatta più intensa negli ultimi anni proprio perché il loro gioco è stato scoperto e ora sono costrette ad accelerare i tempi. Prima che la Russia si riorganizzi, prima che la Cina inizi a porre veti, prima che il mondo arabo non integralista, cioè il 90 per cento di esso,  si ricompatti e reagisca alle provocazioni di questi ultimi anni.  E’ chiaro che accendendo  miccia dopo miccia, le multinazionali del pianeta ci hanno portato inesorabilmente ad un passo da  una nuova guerra. Per ora solo a pezzi, come ripete da due anni Papa Francesco. Per ora solo economica . Ma se Trump continuerà a sbagliare mosse,  chi ce lo dice che Russia e Cina non decideranno di allearsi  sul campo? Gli schieramenti , del resto, sono già ben definiti. Da una parte loro, con Siria e Iran, dall’altra il mondo Occidentale. A quel punto, basterebbe un incidente diplomatico e la terza guerra mondiale, nucleare,  sarebbe inevitabile. Qualcuno sano di mente, allora, fermi questa pura follia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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