DI CHIARA FARIGU

Mentre rientravo dalla mia abituale passeggiata pomeridiana ho incontrato una mia (ex) collega, visto che lei sta ancora in servizio. Espletati i saluti di rito abbiamo cominciato a parlare di scuola. Dei problemi e dei cambiamenti, questi ultimi in peggio e fonte di continua sofferenza. Sapeva di buono la mia amica. Emanava un profumo che racchiude un mondo. Sapeva di carta colorata, di colla vinilica, di pennarelli, colori a cera, libri. Un aroma che mi manca. Molto. E qualche volta vado a ricercare annusando vecchi disegni custoditi gelosamente. Un profumo che una volta respirato a pieni polmoni ti possiede, fa parte di te. E che in un attimo ti evoca momenti pronti a riaffiorare. Rivedi tutta la tua vita come un nastro che si srotola. Momenti belli e meno belli, ma chissà perchè, nel ricordo, sembrano tutti belli.
Mi manca la parte conviviale vissuta con le mie compagne di lavoro. Con loro ho condiviso tutto, progetti, attività curriculari, esperienze personali.  Arrabbiature. Mi mancano i bambini. La loro allegria, l’ingenuità, quella continua dipendenza dagli adulti che faceva a pugni col desiderio di autonomia, il loro stupore, gli abbracci. Quel “ti voglio bene maestra” buttato lì capace di sorprenderti sempre, meglio di qualunque terapia nei momenti di stanca.
Non mi mancano invece le interminabili riunioni pomeridiane, le programmazioni, valutazioni, collegi e i tanti bla bla bla che nulla hanno a che vedere con l’essenza dell’insegnamento. Ma questa è un’altra storia.

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