DI MARCO ERCOLI

Carme Chacon, la battagliera socialista catalana, che brillò nel primo governo al 50% femminile di José Luis Rodriguez Zapatero, e sfidò le tradizioni sfilando in smoking alla Pascua Militar di Palazzo Reale dove, per le donne, è di rigore l’abito lungo, è morta ieri, ad appena 46 anni, nel suo appartamento di Madrid, per un attacco di cuore.
Carmeta, come quasi tutti la chiamavano, nipote di anarchici, aveva fretta di vivere.
E di vivere intensamente.
E’ stata capace di rompere gli atavici schemi mentali degli spagnoli, attirandosi tutti i mali del machismo iberico e ancora di più.. Resterà nella memoria degli spagnoli come la loro prima donna Ministro della Difesa, a partire dal 14 aprile del 2008. «Il primo giorno dopo essere stata nominata alle sei del mattino andai in una caserma e ci restai per 12 ore, per capire la vita che facevano i nostri soldati: hanno capito con chi avevano a che fare» E la prima al mondo, cinque giorni più tardi, a passare in rassegna le truppe, in Afghanistan, con un pancione di sette mesi: «Sono incinta, non malata – replicò ai tanti che criticarono i rischi cui aveva esposto se stessa e il nascituro -. Era il mio primo dovere visitare chi pone in pericolo la propria vita per difendere valori superiori, come la libertà degli altri. E comunque non dimentico che, per una cassiera del supermercato, è molto più dura».
La Chacon è stata l’emblema fra i migliori della sua regione: la meritocrazia, la passione per il pubblico, l’orgoglio della nascita di umili origini, impreziosita da una curiosità abbastanza universale, il desiderio di apprendimento (studiando il federalismo), l’insegnamento e l’avventura all’aria aperta ( osservatore OSCE), la delusione per le ultime elezioni, il riparo temporaneo nelle aule americane, la promessa di non tornare al Congresso, la destinazione in uno studio legale.
Sapeva fin dall’infanzia di avere una patologia che avrebbe potuto stroncarla in qualunque momento, ma si era guardata bene dal parlarne nel pieno della sua frenetica carriera politica, fra il 2007 e il 2012, quando sembrava addirittura sul punto di diventare anche la prima presidentessa del governo spagnolo, se l’ex ministro dell’Interno, Alfredo Pérez Rubalcaba, non l’avesse battuta nella corsa alla segreteria del partito; e il Partito Popolare di Mariano Rajoy non avesse battuto il Psoe alle elezioni del 2012. Nel 2012 Carme Chacon, la “niña”, la prediletta del leader Zapatero, arrivò ad un soffio dall’impresa di vincere la leadership del partito, perse con soli 22 voti di differenza.
Da allora nessun’altra politica spagnola si è avvicinata così tanto al traguardo della Moncloa, né al cuore del paese, dove aveva battuto in popolarità la numero due del governo Zapatero, Maria Teresa Fernandez de la Vega, per lungo tempo in testa alla graduatoria dei ministri preferiti dagli elettori socialisti. Nel 2013 si è presa un anno sabbatico, per andare a insegnare al Miami Dade College, in Florida, dov’era anche venerdì scorso, ospite del Centro culturale spagnolo, per una conferenza su donne e politica. Rientrata a Madrid nel 2014, era tornata anche alla vita di partito, come segretaria delle relazioni internazionali del Psoe, per lasciare l’incarico l’anno scorso, quando è naufragato anche il suo matrimonio con Miguel Barroso, segretario di Stato per la Comunicazione nel governo Zapatero.
Carme Chacon parlava raramente del suo problema al cuore, la destrocardia: «Ho 35 pulsazioni al minuto e un difetto cardiaco congenito, il cuore al rovescio ed un blocco atrioventricolare completo, per cui fin da bambina mi è stata raccomandata una vita tranquilla. Considero ogni nuovo giorno come un regalo». Ieri era sola nella sua casa di Madrid ed il cuore si è fermato per sempre.
E’ stato il Psoe a dare la triste notizia: “Consternados por la prematura marcha de Carmen Chacón. Hoy todos y todas los socialistas lloramos de dolor e impotencia” (sgomenti per la prematura scomparsa di Carme Chacon. Oggi tutti i socialisti piangono addolorati e impotenti). «Sono affranto», dice il segretario del Partito socialista di Catalogna, Miquel Iceta. «Hasta siempre», scrive in un tweet l’ex segretario Pedro Sánchez. La Spagna perde una donna di grande rilievo e spessore, un’attivista politica di primo piano.
Il figlio Miquel ha quasi nove anni. Lei aveva solo 46 anni. Ed era giovane, molto giovane.
Su twitter: “No se muere quien se va, sólo se muere quien se olvida”. ¡Hasta siempre compañera! #CarmeChacón

Un ricordo personale di Irene Tinagli
“Questa sera se n’è andata Carme Chacon. Molti se la ricorderanno sfilare col pancione davanti all’esercito appena nominata ministra della difesa da Zapatero. Io me la ricordo nei nostri incontri madrileñi per discutere di politica ma anche di noi, della famiglia, dei figli. E me la ricordo quando a pranzo in un ristorante del centro mi annunciò che non si sarebbe ricandidata alle ultime politiche, e che aveva già in mente molte cose che avrebbe voluto fare, una nuova vita, più tempo per sé e per suo figlio che adorava più di ogni altra cosa. Ci siamo risentite di recente, mi era sembrata felice, tra l’insegnamento a Miami e lo studio di avvocati. Ma preoccupata per il suo partito e per la socialdemocrazia europea. Anche se faceva altro, non poteva mettere a tacere la sua passione politica. Forse per questo mi ha sempre spinto ad occuparmi di politica, già quando ci siamo conosciute, quando io ero appena arrivata all’università di Madrid e alla politica non pensavo ancora. Lei mi ha sempre stimolato e incoraggiato. So che oggi la Spagna piange una delle sue figure politiche migliori, ma io voglio ricordare soprattutto la donna, la madre, l’amica, perché è quella che mi mancherà di più. Ciao Carme.”

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