DI SABRINA PARAVICINI

Caro M.
“attenta agli egoisti, ti tirano giù con loro nell’abisso, e poi non si torna più indietro”,
mi dicesti, allora io gli egoisti non li sapevo riconoscere, ma spesso mi ritrovavo giù nell’abisso con qualcuno che mi ci aveva trascinata.
Piano piano allora mi sono fatta da parte, ho scelto una profonda e difficile solitudine in cui ho imparato ad osservare, guardare, attendere, a rinunciare.
Oggi posso dire che forse un certo masochismo mi apparteneva dalla nascita, anni fa mi piaceva chiamarlo simpaticamente “vocazione al martirio” e ridendo non mi rendevo conto di quanto questa vocazione fosse grave.
Farsi trascinare nell’abisso da una persona egoista è come avere una malattia grave ma sfumata, lenta e devastante.
Si appassisce piano piano, si giustifica tutto, ci si dà torto per dare ragione all’altro e ci si sente sempre in colpa anche quando le colpe non sono nostre.
Ci si accontenta. Sempre e sempre di più di avere vicino persone che non hanno nulla a che fare con noi, e come in un copione che si ripete all’infinito si accetta la presenza e l’amicizia di persone che vedono in te un’opportunità e non una persona.
E così perdi energia, la percezione del tuo valore, perdi tanto tempo e tanta autostima.
Poi se hai fortuna vai tanto giù che a un certo punto non puoi fare altro che risalire.
Rialzarsi e riprendere forza è una delle esperienze più difficili e più entusiasmanti che la vita ti può riservare.
Ogni ostacolo e ogni errore diventano un dono:
il dono di trovare una nuova e grande opportunità.
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