DI BARBARA PAVAROTTI

I finanziatori della scuola IMT Alti Studi di Lucca non stanno vivendo giorni tranquilli. Fra tutti, il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, Arturo Lattanzi, che dice: “ Con tutti i soldi che gli diamo, ho il massimo interesse che venga tutelata la scuola”.
E come verrà tutelato dunque il buon nome di questa scuola di eccellenza istituita con decreto ministeriale nel novembre 2005 e nell’occhio del ciclone per la tesi di dottorato del ministro Madia ritenuta in alcuni punti copiata?
Lattanzi: “Bisogna che l’Imt segua una procedura corretta che stabilisca se la tesi della Madia è stata giudicata superficialmente da chi di dovere oppure no. So che lo stanno facendo, tutti abbiamo a cuore la difesa di Imt. So che stanno procedendo per individuare una commissione esterna che, ritengo, sarà composta da massimi esperti, per fare chiarezza”.

Chi esattamente sta procedendo, dottor Lattanzi?

“Questo è un compito del consiglio direttivo, forse in collaborazione col ministero: l’attuale dirigenza deve individuare la strada da seguire. L’Imt è il fiore all’occhiello del nostro territorio, non possiamo permetterci ambiguità. E’ l’unica scuola italiana post universitaria con partecipazione di privati, riuniti sotto la sigla FLAFR , Fondazione lucchese per l’Alta formazione e ricerca (ndr. ovvero, con supporto di comune e provincia di Lucca, Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, Fondazione Banca del Monte di Lucca, Camera di Commercio lucchese e Associazione industriali della provincia di Lucca) . Componenti del Flafr sono nel consiglio direttivo ”.

Ottima iniziativa favorire la ricerca da parte dei privati. Quanti finanziamenti riceve l’Imt?

“Oltre ai finanziamenti dello stato, circa 6 milioni, dai privati riceve circa 2 milioni e mezzo l’anno, tenendo anche conto che non paga l’affitto della location di San Francesco, concessa in comodato d’uso gratuito”.
Grazie a tutto questo impegno scientifico e finanziario, l’Imt, in appena 12 anni, è diventata un “must” per i dottorandi a livello internazionale. A fine marzo una classifica della commissione europea l’ha collocata al primo posto tra le 49 scuole di dottorato italiane. Risultato commentato così dall’attuale direttore Pietro Pietrini:
Questi risultati confermano la validità e l’originalità del modello ideato da Fabio Pammolli dieci anni fa e ci confortano nel proseguire con determinazione ed entusiasmo lo sviluppo della scuola, all’insegna della trasparenza e del merito”.
Ecco, bravi. Trasparenza. Quella che finora sembra essere mancata dopo l’articolo uscito il 28 marzo (il primo di una lunga serie) de “Il Fatto Quotidiano”, in cui il giornale dimostra che 35 delle 94 pagine della tesi di dottorato del ministro per la Semplificazione e Pubblica amministrazione nei governi Renzi e Gentiloni sono pressoché identici a quelli di altre pubblicazioni. Le fonti sono riportate solo in bibliografia e i passaggi non sono virgolettati. Ed è stato il diluvio. Mentre la Madia ha annunciato querele a Il Fatto, intellettuali famosi sono insorti contro “il plagio” e l’istituzione, l’Imt, che lo avrebbe avvalorato. Contro in particolare il tutor della tesi della Madia, il professor Fabio Pammolli, lucchese, 52 anni, fondatore e direttore dell’Imt dal 2005 al 2012, ora al Politecnico di Milano e anche consulente del governo di cui la Madia fa parte. Coinvolto da Renzi in Human Technopole, il progetto di polo scientifico che dovrebbe nascere sull’area Expo e notato nel 2015 al Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione a un seminario organizzato da Marco Carrai, l’imprenditore vicinissimo al Matteo nazionale. Pammoli, il cui curriculum ora è stranamente scomparso dal sito dell’Imt, tace.
Al suo posto parlano altri, che ricordano, oltre alle qualità di scienziato, le sue ottime relazioni. Del resto, si sa, ormai queste eccellenze universitarie non fanno più solo attività accademica pura: sono impegnati in mille altre attività di consulenza, sono esperti chiamati un po’ dovunque. Dove trovino il tempo non si sa. Sono persone fuori dal normale.
Sul ruolo e la responsabilità del tutor nelle tesi di dottorato, ecco il parere di Nando Dalla Chiesa, ordinario di Sociologia della criminalità organizzata alla Statale di Milano e coordinatore del dottorato di studio sulla criminalità organizzata:
Il tutor nelle scuole di dottorato non è affatto un signore senza responsabilità per quel che arriva davanti alla commissione, ma è una specie di angelo custode e al tempo stesso di garante della qualità del lavoro svolto. Di lui si ritiene che del filone di ricerca scelto dal dottorando conosca praticamente tutto. Da qui l’affiancamento ad personam. Io sono tutor di due persone, secondo il regolamento dell’Ateneo di Milano. Di più non si può per garantire la massima vicinanza, vanno seguiti passo dopo passo”.

Quindi secondo lei, professor Dalla Chiesa, cosa è successo all’Imt di Lucca?

L’Imt di Lucca non è un’università. E’, per propria definizione, esclusivamente un’alta scuola di dottorato e di ricerca. Ossia non deve sobbarcarsi il lavoro di formazione di massa che tocca a quasi tutti gli atenei. Ricerca e dottorandi. Dottorandi e ricerca. Non fa altro. Come è dunque possibile che in questo contesto un dottorando possa ottenere il titolo accademico più ambito senza che il proprio lavoro di tesi sia stato sottoposto a un vaglio scrupoloso e continuativo? Qualcuno ha abdicato ai propri doveri scientifici perché la dottoranda era una parlamentare? Non sono domande oziose perché da qui consegue una discussione franca sulle nostre eccellenze accademiche”.
Tomaso Montanari, professore ordinario di Storia dell’arte all’università di Napoli, è il presidente di “Libertà e Giustizia”, associazione fondata nel 2002 con garanti di altissimo livello (fra gli altri Enzo Biagi, Umberto Eco, Giovanni Bachelet, Umberto Veronesi) e che promuove campagne sulla correttezza nell’agire pubblico. Presidente onorario è il costituzionalista Zagrebelsky. “Libertà e giustizia” ha fatto un appello per le dimissioni del ministro Madia.

Professor Montanari, perché questo appello?

“Lo abbiamo fatto perché siamo tutti professori e per una questione di giustizia. L’esempio della Madia è terrificante. Questo senso di impunità è quello che distrugge il paese, mentre i nostri laureati di eccellenza devono emigrare. Io l’ho letta quella tesi. Se l’avesse fatta un mio studente alla triennale lo avrei preso a calci. Il plagio, anche di una sola pagina, non è consentito dalle regole della comunità scientifica internazionale. Lo dice anche il codice etico della Imt. Per questo appaiono sconcertanti le dichiarazioni del professor Pietrini, direttore dell’Imt, per il quale si tratterebbe della dimenticanza di ‘ quattro parentesi’ e di critiche dettate da una ‘ossessione delle citazioni’, come abbiamo scritto nel nostro appello”.

Ma insomma a suo avviso l’Imt è una scuola di eccellenza?

“L’eccellenza si conquista duramente con i fatti. L’Imt è stato fondato per compiacere Marcello Pera a Lucca. Così come a Genova, per Tremonti, è stato fondato l’Istituto Italiano di Tecnologia (ndr. istituto chiave nel progetto Human Technopole, quello che coinvolge anche l’ex direttore dell’Imt Pammolli: aiuto, troppi intrecci). E’ un’idea bizzarra autodefinirsi di eccellenza”.

E il silente tutor della tesi della Madia, l’ex direttore dell’Imt Pamolli, secondo lei fa bene a stare zitto oppure no?

“Pammolli deve parlare a un certo punto. Non c’è niente di male a non essersene accorto. Ma ora che la vicenda è dimostrata, lo deve fare. Se fosse successo a me, che ho discusso centinaia di tesi, mi scuserei e penserei seriamente di chiedere alla mia istituzione di riconsiderare il titolo della Madia”.

L’imt promette un’indagine.

“Sì, purché non sia interna. Non si può indagare su se stessi. Occorre una commissione esterna internazionale. Non si insabbia mai. Un’istituzione è prestigiosa nella trasparenza, altrimenti è un disastro”.

E la Madia?

“L’abbiamo scritto nel nostro appello: deve dimettersi. Questo comportamento, in sé grave e censurabile, diventa gravissimo quando riguarda chi ora è un ministro della Repubblica. Ed è politicamente insostenibile, come abbiamo detto, quando riguarda un ministro che ha proposto una riforma della pubblica amministrazione che brandisce il vessillo della ‘meritocrazia’ e si propone la caccia ai ‘furbetti’”.
http://www.lagazzettadilucca.it/economia-e-lavoro/2017/04/caso-madia-imt-nella-bufera/
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