di MARISA CORAZZOL
(nostra corrispondente da Parigi)

Nell’Europa della crisi permanente in cui la disoccupazione ed i bassi salari fanno a pugni contro l’Austerità imposta dal sistema del libero mercato e che ha altresì provocato fughe di cervelli e di mano d’opera all’interno stesso dello spazio di Schengen, una luce di speranza parte da Lisbona ed offre una spinta propulsiva ai tanti movimenti nati dal basso, che – come in Francia, con “Les Nuits debout” e con “La France Insoumise” di Jean-Luc Mélenchon – produrranno a breve la tanto agognata inversione di rotta necessaria per porre rimedio alle disastrose politiche economiche dettate da Bruxelles, via Commissione Europea con l’annessa, sprezzante burocrazia che ne stabilisce le regole.
Ebbene, il Primo Ministro Antonio Luis Santos da Costa, che il 24 novembre 2015 ha ricevuto dal Presidente della Repubblica Anibal Cavaco Silva il mandato per formare un governo di minoranza, monocolore socialista e con l’appoggio esterno dei partiti di sinistra è il primo premier europeo non caucasico la cui intelligente gestione economica interna ha immediatamente emanato il suo primo provvedimento nell’ attuare l’aumento del salario minimo da 589 a 616 euro a partire dal 1º gennaio 2016, per successivamente, ridurre nuovamente a 35 ore l’orario di lavoro settimanale per i funzionari pubblici e abbassare l’IVA per alberghi e ristoranti dal 23% al 13%.
Il “rivoluzionario” ex Segretario del Partito Socialista portoghese ha spiegato alla Stampa internazionale come, nel giro di poco più di un anno e mezzo la sua strategie abbia risanato i conti pubblici con scelte approvate da tutta la Sinistra che lo sostiene senza pertanto “tradire” il mercato. Ha, infatti, dichiarato: «Nel 2016 abbiamo avuto il deficit più basso della nostra storia democratica, tra il 2,1 e il 2,0%. Allo stesso tempo la crescita è stata del 2% e la disoccupazione è scesa dal 12 al 10%».
Il Premier da Costa, presso il quale lo scorso mese di marzo si è recato anche il candidato del PS francese alle presidenziali, Benoit Hamon, al fine di capire come sia stato possibile non solo riunire tutta la Sinistra fin lì spaccata, autoreferenziale e poco produttiva, ma anche per essere riuscito a realizzare quell’avanzamento sociale ed economico interno senza correre il rischio di incappare in “rimproveri” da parte della UE e perdippiù con una seria politica di accoglienza degli immigrati.
Antonio da Costa è lui stesso, figlio di un indiano ed un bell’esempio di integrazione, oltre ad essere un esempio di eccellenza politica che, da sinistra, intende perseverare per portare oltre al guado il suo Paese.
Ciò non toglie, tuttavia, che il solito Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble l’avesse bacchettato già lo scorso autunno, affermando: “prima del governo Costa sì che il Portogallo stava andando nella giusta direzione». Ma la risposta del Premier portoghese non si è fatta attendere:
“La strada per Berlino è fatta da Stato leggero e austerità. Direi che le affermazioni di Schäuble si possano considerate superate dai fatti. Nel 2016 abbiamo avuto il deficit più basso della nostra storia democratica, tra il 2,1 e il 2,0%. Allo stesso tempo la crescita è stata del 2% e la disoccupazione è scesa dal 12 al 10%. Crescono export e investimenti. Il tutto aumentando il reddito delle famiglie e riparando i guasti fatti dall’austerità su Sanità e Educazione. Invece negli anni in cui eravamo sotto il controllo della Troika e Schäuble diceva che la strada era buona il debito pubblico è cresciuto del 40%».
—————————————
Come riporta il “Corriere”, alla domanda: “I candidati socialisti di Francia e Spagna sono venuti a chiederle la ricetta miracolosa sia per l’unità a sinistra sia per la crescita. Le ha telefonato anche Matteo Renzi?” la risposta non lascia spazio a dubbi di sorta:
«A Roma siete esperti di miracoli, non noi. Io dirigo un governo di minoranza socialista che ha l’appoggio esterno di due partiti di sinistra, compresi i comunisti, avversari da sempre. Ci siamo accordati su quel che avevamo in comune e scritto il programma. Idee di uscita dall’euro o dalla Nato sono restate fuori. Il governo regge, il programma diventa realtà e i sondaggi vedono i partiti di maggioranza incrementare le loro intenzioni di voto. Non ci cannibalizziamo a vicenda, insomma».
Non è tutto rosa, però. Il debito resta al 130% del Prodotto interno lordo, il sistema bancario è a pezzi e la crescita secondo alcuni troppo fragile, spinta soprattutto dal boom turistico.
«Abbiamo debolezze strutturali che stiamo cercando di affrontare. Sulle banche ci siamo impegnati molto e ormai i salvataggi sono conclusi. Nelle ricapitalizzazioni sono intervenuti capitali americani, cinesi e di Stato. Ora il credito ricomincerà a fluire».
E il futuro?
«La crescita delle economie mature si baserà sempre più su risorse umane e innovazione. Per questo investiamo in ricerca e start up. Nel frattempo semplifichiamo lo Stato anche cancellando le leggi inutili. Mille in meno in un anno».
C’è anche l’aiuto dei pensionati europei a cui voi offrite lo sgravio Irpef. Si dice valga un punto di Pil.
«Non so se il calcolo sia corretto, ma certo il Portogallo ha un clima migliore del Nord Europa. Abbiamo anche molti studenti stranieri nelle università e, dopo la Brexit, alcune società stanno pensando di trasferirsi qui da Londra».
Per un europeista come lei, questa concorrenza fiscale tra Paesi dell’Unione è giusta?
«La libera circolazione delle persone è uno dei pilastri dell’Ue. Noi siamo favorevoli alla massima convergenza economica tra i Paesi, inclusa quella fiscale. Quando si avvierà l’armonizzazione tributaria per le imprese si potrà pensare anche a quella per i privati».
Come spiega l’ascesa dei partiti populisti in Europa?
«In questi anni la politica si è appiattita sul dogma della parità di bilancio. Nessuno parlava più dei problemi della gente e gli estremismi hanno trovato campo aperto. Invece gli elettori devono poter scegliere tra modi diversi, ma non azzardati, per affrontare la globalizzazione, l’automatizzazione, il welfare, il terrorismo. Un modo democratico di destra e uno democratico di sinistra. La notizia più bella degli ultimi mesi è l’ascesa del socialdemocratico Martin Schultz nei sondaggi per il voto tedesco».
L’euro sopravvivrà?
«Si è già visto dopo la Guerra civile americana: una moneta unica per economie diverse accentua le differenze invece di correggerle. Così con l’euro è capitato il paradosso che i Paesi poveri finanziassero i ricchi. Abbiamo sbagliato. L’euro va messo al sicuro con politiche che favoriscano la convergenza tra economie forti e deboli. La priorità resta la difesa della grande conquista europea che è il welfare».
————————————
Ma non sempre è tutto « rose e fiori ». Per la prima volta, il 25 gennaio u.s. il Premier Antonio da Costa è stato messo in minoranza dal Parlamento portoghese su un decreto di assoluta importanza : l’abbassamento delle tasse sul lavoro per compensare l’aumento dello stipendio minimo a 557€. I parlamentari di destra hanno rifiutato di compensare con il loro voto, quelli venuti a mancare dagli alleati della Sinistra radicale del Premier che si erano dichiarati contrari all’abbassamento delle tasse a carico delle imprese.
I socialisti portoghesi non si sono però lasciati scoraggiare e ci sono riusciti anche grazie all’efficiente strategia di comunicazione e di negoziazione del loro Capo di Governo. Il PS portoghese è giunto infatti al Governo del Paese nel 2015 grazie all’inedito sostegno del Partito comunista e del « Blocco di sinistra », un partito anti austerità vicino a Syriza e a Podemos. « Non siamo sempre d’accordo su tutto, ma non è un problema. Sono certo che il nostro Governo terrà fino al 2019»,ha allora dichiarato Pedro Nuno Santos, il giovanissimo Segretario di Stato con delega alle relazioni con il Parlamento e proveniente dall’ala sinistra del Partito socialista e che ha anche il compito di negoziare con la sinistra redicale per ogni provvedimento che possa essere contestato a priori.
Va ricordato che durante le elezioni dell’ottobre 2015, il PS portoghese arrivò secondo, dietro la coalizione di destra al potere e che per quattro anni aveva condotto una drastica politica economica pur di riordinare i conti pubblici a richiesta dei « padroni europei » Il primo ministro uscente, Pedro Passos Coelho, nel caso in cui avesse perso la sua maggioranza assoluta, pensava di potersi alleare o quantomeno appoggiarsi sul sostegno del Partito socialista, storicamente più vicino al “Centro” che non all’estrema sinistra, per restare al potere. Ma non aveva fatto i conti con Antonio da Costa, figlio di un militante comunista anticolonialista , originario di Goa, in India, definito a volte il « Gandhi portoghese », il quale decideva, invece, di allearsi con il « Bloc », ma anche con il Partito comunista, al quale il PS faceva la “guerra” sin dalla « rivoluzione dei garofani » del 1974, e con il quale da Costa aveva anche vinto le elezioni comunali diventando Sindaco di Lisbona dal 2007 al 2015.
I due partiti (Bloc e PCP) non hanno avuto alcun Ministero, ma hanno sottoscritto un lungo testo che prevede la fine dell’austerità in cambio del loro sostegno parlamentare e del ritiro delle loro richieste di lasciare l’Unione Europea.
L’alleanza, tuttavia, aveva creato molto scetticismo in seno al Partito Socialista ma da Costa è un « abile negoziatore ». Appartiene a quella generazione di leader capaci di gestire le contraddizioni della sinistra per restare al potere, conscio che i comunisti portoghesi sono anti europei e che le idee del “Bloc” avanzino velocemente in Europa.
Ora è in preparazione un nuovo programma di governo al fine di cntinuare ad unire la sinistra plurale soprattutto a partire dal momento in cui le prime misure – dovutamente condivise – saranno messe in atto. Già da ora, gli stipendi dei dipendenti pubblici sono stati rivalorizzati, le pensioni aumentate e lo stipendio minimo garantito è passato da 557€ a 650€ mensili.
Si sta, inoltre, procedendo a grandi investimenti per il rilancio del turismo, per l’implementazione di un’economia “verde” e per lo sviluppo delle nuove tecnologie, senza dimenticare gli investimenti nella Cultura e la Ricerca, argomenti, questi ultimi, qualificati come «riforme strutturali».
A riprova che affinché le cose cambino in meglio e vadano in direzione del bene e dell’interesse comune, bisogna che lavorino insieme le forze progressiste dalle cui “contraddizioni” possano nascere mille e mille garofani rossi che diventeranno, poi, solidi paletti protettivi contro tutti i beceri populismi di estrema destra che per “DNA” sanno solamente marciare sulle macerie delle odierne 27 “repubbliche di Weimar” che compongono quest’Europa della finanza, cinica, barbara e bara a dovere.
Advertisements