DI SABRINA PARAVICINI

Siamo in macchina, io e Nino, stiamo andando a scuola, da quando abbiamo visto il documentario sull’autismo, lui si interroga moltissimo sulla sindrome.
Ieri ha visto una pozza d’acqua nell’ingresso del palazzo e me l’ha fatta notare, io non l’avevo vista e gli ho detto
“grazie amore non l’avevo vista, ci avrei messo sopra il piede”, lui ha sorriso felice e mi ha detto”noi con questa sindrome vediamo cose che gli altri non vedono mamma?”
Dolcemente gli ho detto che i ragazzi con lo spettro autistico hanno molta più attenzione su certe cose degli altri.
“quindi non abbiamo un problema di attenzione?”
“si, ma non per certe cose, solo per alcune”
Stamattina mentre eravamo fermi al semaforo mi ha detto:
“mamma io ho visto cose orribili dell’autismo di quel documentario, persone che non parlavano, che dondolavano, che saltavano e che gridavano”
Silenzio.
“io credo di essere guarito, non sono più autistico”
“si amore, credo che tu abbia superato l’autismo, almeno quella fase che poteva portarti ad isolarti”
mia nonna Irma avrebbe detto:
“se dice che è guarito allora è guarito”
Lo guardo.
“sì”
“sì cosa mamma”?
Posso dirgli che è guarito?
Cosa mi direbbe la neuropsichiatra, la psicologa, gli altri?
Cosa rispondo? Cosa dico?
E se lo illudo di una cosa che poi non è vera?
Penso a mia nonna e penso a Nino, a tutti questi anni, come è cambiato da quando aveva due anni, tutti i progressi, tutto il suo lavoro con le terapiste, con la scuola.
“sì e basta”
Arriviamo a scuola.
Lui mi chiede un bacio e mi dice
“ti voglio bene mamma!”
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