DI MARCO ERCOLI

E’ terminato da poche ore il vertice di Mosca e la Russia torna ad usare il suo veto in sede ONU per bloccare una risoluzione di condanna della Siria nel consiglio di sicurezza. Gli Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna avevano promosso un progetto di risoluzione che avrebbe rafforzato la capacità degli investigatori internazionali per esaminare i dettagli dell’attacco chimico in Siria lo scorso 4 aprile. La risoluzione pur avendo vinto con vinto con 10 voti, è stata bloccata dalla Russia che ha posto il veto. La Cina invece si è astenuta.
Ieri non era previsto dal protocollo che  Putin ricevesse Tillerson quale ritorsione del presidente russo all’attacco USA in Siria; infatti Putin aveva accolto Tillerson con un’intervista durissima nei confronti degli Stati Uniti, per far pesare sull’ospite l’indignazione di Mosca: «il livello di fiducia non è migliorato, soprattutto sul piano militare, anzi con ogni probabilità è peggiorato da quando Donald Trump è entrato alla Casa Bianca». Lo stesso Tillerson ha ammesso che il livello di fiducia tra Russia e Stati Uniti è a un livello bassissimo, e questo costituisce un rischio per il mondo intero. «Le due principali potenze nucleari al mondo non si possono permettere questo tipo di relazioni».
Lavrov invece ha sottolineato come la Russia sia «aperta non solo al dialogo con gli Stati Uniti ma anche ad azioni comuni», e che «le ore passate con il segretario Tillerson non siano trascorse invano: ora ci comprendiamo meglio a vicenda». Dopo cinque ore di colloqui, Lavrov e Tillerson sono andati insieme al Cremlino, per tornare al ministero degli Esteri per la conferenza stampa. Dove hanno riportato che Putin intendeva ristabilire il memorandum per la sicurezza dei voli militari che americani e russi conducono in Siria, un canale di comunicazione che Mosca aveva sospeso dopo l’attacco missilistico americano. Inoltre, era stato stabilito di creare un gruppo di lavoro per affrontare le divergenze tra i due Paesi, quelle piccole e quelle più complesse.
Lavrov oltre ripetere che non ci sono prove sufficienti a inchiodare Bashar Assad come responsabile dell’attacco chimico del 4 aprile, ha ribadito la disponibilità ad affidarsi a un’inchiesta di esperti internazionali. Invece sul nodo del futuro del presidente siriano è apparso irremovibile, ricordando gli errori commessi in passato quando l’Occidente ha rimosso unilateralmente dittatori come Saddam Hussein o Slobodan Milosevic o Gheddafi. Tillerson ha replicato che “il regno di Assad sta per finire”. «Ne abbiamo parlato a lungo e la Russia, in quanto alleato più vicino, è nella posizione migliore per farglielo capire. Nel futuro politico della Siria un posto per lui non è prevedibile».
Trump infine ha dichiarato: “Penso che ci sia stato un incontro molto buono in Russia, ma a noi interessa il risultato finale, non parlare dei colloqui in sè. I negoziati hanno avuto un esito più positivo di quanto ci aspettassimo”.
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