DI ALESSANDRO GILIOLI
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Per punzecchiare il ministro Calenda – ultimamente bisticciano – Matteo Renzi ha detto che «per il centrodestra sarebbe un’ottima idea candidarlo premier».
Di primo acchito sembrano fatti solo del centrodestra. E di Berlusconi, che da dieci anni cerca un delfino ma poi finisce per divorarseli uno a uno: da Casini a Fini, da Alfano a Toti, da Fitto a Del Debbio, giù giù fino a Parisi e Tajani.
Però forse Renzi ha ragione: uomo di antica famiglia aristocratica e nipote di ambasciatori, Calenda è cresciuto tra Prati e Parioli – insomma nei meglio quartieri di Roma – e si è poi legato per la carriera a un amico di famiglia, Luca Cordero di Montezemolo, senza nemmeno aver avuto bisogno di giocarci insieme a calcetto.
Con Montezemolo è diventato manager della Ferrari, quindi esponente di Confindustria, infine approdando alla politica quando LCdM s’è immaginato di imitare Berlusconi con la sua fondazione, Italia Futura.
A proposito, di Berlusconi Calenda era ammiratore al punto da perorare appassionatamente la causa di un’alleanza dei montezemoliani e di Scelta Civica con lui, per la ricostruzione del centrodestra.
Un amore che i berlusconiani peraltro contraccambiano e che si è ancor più saldato da quando il ministro si è opposto alla scalata di Vivendi a Mediaset.
Tutto questo insomma dimostra che ha ragione Renzi, Calenda sarebbe un ottimo candidato del centrodestra.
Resta un dubbio: com’è che sta al governo ininterrottamente da quattro anni con tre diversi premier di centrosinistra, tra cui – toh! – lo stesso Renzi?
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