DI BARBARA PAVAROTTI

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Imt cosa? Fuori da Lucca e dagli addetti ai lavori questa scuola post universitaria non è poi così conosciuta. Più all’estero, se vogliamo, visto che tante domande per il dottorato arrivano da fuori Italia. Ora, grazie al ministro Madia, è sulla bocca di tutti. La sigla, tanto per cominciare. Che significa? Imt è l’acronimo di “istituzione, mercati, tecnologie” e racchiude già nel nome la sua mission: studiare i sistemi economici, sociali e tecnologici. Quanto a notorietà, per il gran pubblico nulla a che vedere con istituti ben più antichi come la Normale di Pisa.
L’Imt invece non ha ancora compiuto 12 anni e ha già una vita abbastanza travagliata. Deve la sua nascita a Marcello Pera, all’epoca presidente del Senato. Anche Lucca voleva la sua università, se ne parlava tanto, ma si concludeva poco. Finché il lucchese Pera ha smosso i gangli giusti e il sogno a novembre 2005 si è realizzato, ma in forma di scuola super specializzata e di livello superiore. La creatura è figlia di un consorzio interuniversitario (Luiss di Roma, Politecnico di Milano e Sant’Anna di Pisa) e della FLAFR, la fondazione lucchese che raccoglie gli enti pubblici territoriali e Fondazione Cassa di Risparmio, Fondazione Banca del Monte, Camera di commercio, Associazione Industriali.
Fin da subito però riceve un botto di critiche: viene chiamata “il giocattolo di Pera”, L’Unità scrive che pullula di docenti vicini alla seconda carica dello Stato e all’Imt in effetti sbarca come docente Gaetano Quagliariello all’epoca consigliere per gli affari culturali del presidente del Senato nonché presidente (lo è tuttora) della Fondazione Magna Carta di Pera. Siamo alla fine del terzo governo Berlusconi, a maggio 2006 subentra il governo Prodi e il clima si fa più aspro. Tanto per dire che la politica influenza sempre anche la cultura. Già nella primavera 2006 inizia a spirare una brutta aria. Incredibili a rileggerle adesso, dopo una decina d’anni, le cronache delle polemiche di allora sulla cittadella della scienza lucchese. Stefano Baccelli, all’epoca candidato del centrosinistra alla presidenza della provincia (a maggio 2006 lo diventerà e ora è consigliere regionale), il 9 marzo 2006 tuona:
Imt viene presentato come il fiore all’occhiello di Pera, ma diventa anche trampolino di lancio per la carriera politica di Quagliariello che si candida al Senato. Un minimo di correttezza istituzionale vuole che Quagliariello si dimetta immediatamente dalla presidenza di Imt. Quando avremo riconquistato il governo nazionale e confermata la provincia al centrosinistra non assisteremo più a un uso così spregiudicato dei ruoli istituzionali”.
Uahu, che paroloni: le stesse accuse che saranno poi rivolte – e lo sono tuttora – ai personaggi che allora invocavano correttezza.
Il mondo della sinistra attacca l’Imt definendola una struttura “ideologica pagata col denaro di tutti, un regalo elettorale a dei potentati locali”. Si accusa l’Imt di aver avuto una corsia preferenziale perché raccomandata da Pera. Al punto che Quagliarello il 21 giugno 2006 presenta un’interrogazione parlamentare al ministro DS dell’Istruzione Mussi citando fra gli altri il presidente uscente della provincia di Lucca Tagliasacchi e la parlamentare dell’Ulivo Raffaella Mariani.
Sono proprio costoro infatti che si distinguono nelle polemiche politiche scatenate sull’Imt e che finiscono sulle cronache nazionali. Corriere della Sera, Repubblica. Titoli: “Battaglia a Lucca per la conquista della cittadella della scienza”, “L’ateneo sotto casa e la guerra di Pera”, “Vita, morte e miracoli del superateneo di Lucca voluto da Pera”,”Imt rischia di morire per sete di vendette”. I detrattori dicono che il progetto giusto era quello originario, di un’università non statale legalmente riconosciuta, attenta ai bisogni locali, e che tutto invece è stato stravolto dalla “grandeur” di Pera, deciso a farsi un’università di prestigio tutta sua. Si arriva al punto che Tagliasacchi decide di revocare il contributo della provincia.
E a Roma? Il ministro berlusconiano Letizia Moratti aveva varato in pompa magna l’Imt, nonostante il parere contrario del Comitato nazionale di valutazione, secondo il quale la nuova struttura “presentava alcune anomalie” e non offriva chiarezza “sul nodo del rilascio del titolo di dottore e sul reclutamento del personale docente”. Cambia il governo, Prodi è presidente del consiglio, arriva il ministro dell’Università Fabio Mussi di sinistra, e il suo sottosegretario Modica, già rettore di Pisa, dice che i soldi per l’Imt non ci sono, che quelli stanziati dal governo Berlusconi erano solo una promessa avventata.
Marcello Pera parla di sete di vendette del governo di centrosinistra e dei suoi sostenitori.
Il decollo di Imt si è intrecciato, scrive sul sito della sua Fondazione Magna Carta, con alcune meschinerie accadute a Lucca che vedevano protagonisti l’allora sindaco (ndr. Pietro Fazzi, centrodestra) e l’allora presidente della provincia (Tagliasacchi), enti coinvolti nel varo del progetto attraverso la fondazione lucchese FLAFR”.
Secondo Pera Tagliasacchi aspirava alla carica di presidente di FLAFR. Gian Antonio Stella, sul Corriere, sbeffeggia questa lite che vede la strana alleanza fra un sindaco di destra e il mondo della sinistra e scrive:
Sono troppi due galli azzurri per il pollaio berlusconiano lucchese. Di qua la seconda carica dello stato che rivendica il diritto di occuparsi anche di Lucca, di là la prima carica della città che rifiuta interferenze e accusa il compagno di partito di volere mettere il naso su tutto. Finché Pera ottiene l’espulsione del reprobo da Forza Italia e l’altro scende in piazza col megafono per accusare l’avversario di pressioni clientelari. Eccolo, il contesto dello scontro sulla nuova cittadella universitaria sfociato in un clamoroso ricorso al Tar”.
Ricorso fatto dal FLAFR, la Fondazione lucchese per l’Alta formazione e ricerca, la parte privata della questione, che si riteneva emarginata e che, scrive sempre Stella, “ha spinto alle dimissioni i vertici peristi”. Nel frattempo il sindaco Fazzi a giugno 2006 viene sfiduciato dal consiglio comunale su mozione di Forza Italia e Lucca viene commissariata fino alle elezioni di giugno 2007.
Il 2006 per l’Imt è il periodo più duro. Sospese le ammissioni di nuovi studenti, corsi non attivati. Poi tutto si quieta. Pera lascia l’Imt e anche Quagliariello finisce la sua docenza.
Succedeva 11 anni fa. Quelli che erano Ds, nel 2007 diventano Pd (il partito cambia sigla) e molti poi renziani. Nel 2006 Renzi è presidente della provincia di Firenze, da giugno 2009 sindaco di Firenze, il suo potere si consolida fino a sfociare nel febbraio 2014 nella presidenza del consiglio.
Abbiamo parlato di questi anni lontani per far vedere come la voracità del potere sia sempre quella. Gli slogan sempre quelli. Se una cosa nasce a destra viene attaccata dalla sinistra e viceversa. La cultura in sé, la libertà di qualsiasi istituzione anche scientifica, non esiste. La politica ha sempre messo e continua a mettere i suoi tentacoli dovunque. Ora ci sono i renziani, anche se il loro potere sta finendo, ed è la stessa cosa. E l’Imt probabilmente è di nuovo vittima di un qualche gioco di potere che a noi sfugge. Ai diretti interessati il compito di dire la verità. Innanzitutto per correttezza verso un’istituzione alla quale un po’ di valore andrebbe mantenuto.
P.S. Fino a pochi giorni la Marianna nazionale era ritenuta il più illustre esempio italiano di ex allieva ( e infatti è presidente onorario dell’associazione ex allievi), ora ci si chiede come abbia fatto a vivere nel campus mentre in quegli anni faceva anche parte della segreteria di Enrico Letta ed era già lanciatissima nell’agone politico.
http://www.lagazzettadilucca.it/economia-e-lavoro/2017/04/la-breve-e-travagliata-vita-dell-imt/
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