DI ENRICO ROSSI

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A Livorno, città martoriata dalla disoccupazione, Grandi Molini, una delle maggiori aziende italiane nel settore dei mulini, non ritira i licenziamenti e non si fa viva al mio invito per un incontro.
È una posizione inspiegabile.
L’azienda vuole ridurre il personale di 17 lavoratori.
I sindacati hanno chiesto di applicare la cassa integrazione per un anno, possibile nelle aree di crisi complessa come Livorno, inoltre si sono dichiarati disponibili entro l’anno a concertare una identica riduzione di 17 unità.
L’intento della lotta è chiaro: i lavoratori vogliono restare uniti, condividere e governare i sacrifici.
Il padrone invece, dopo una prima apertura, fa sapere di volere andare avanti in modo unilaterale, non risponde alla mia richiesta di un incontro e decide di licenziare.
In uno Stato democratico e in una repubblica fondata sul lavoro tutto questo è inaccettabile.
Oggi stesso scriverò al Primo ministro Paolo Gentiloni e a lui stesso riferirò nell’incontro di domani, già fissato in precedenza.
Intanto la lotta dei lavoratori continua.
Faranno il pranzo di Pasqua davanti ai cancelli.

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