DI LUCIO GIORDANO

Mangia i bambini allo spiedo e porterà ad abbeverare i cavalli dell’armata rossa sotto la tour Eiffel. Manca solo gli dicano questo e poi gli avranno detto di tutto. Segno che il mondo delle banche , che aveva puntato   le proprie carte su Emmanuel Macron, inizia a tremare per la candidatura dell’ex socialista Jean Luc Melenchon. In effetti è lui l’avversario da battere per il candidato senza partito Macron, con strettissimi legami con la Banca Rotschild, per la quale in passato ha anche lavorato. E la situazione inizia a diventare davvero complicata per l’ex ministro  (non a caso) dell’economia del governo Valls, se anche  Francois Hollande, considerato al pari di Sarkozy il peggior presidente della repubblica francese dal dopoguerra ad oggi, è arrivato a  schierarsi apertamente al fianco di Macron. “l’emotività sta prevalendo sulla ragione e le questioni di fondo. Dietro alle semplificazioni, alle falsificazioni, c’è un pericolo, quello di guardare allo spettacolo del tribuno politico piuttosto che al contenuto del suo testo”. L’ attacco diretto è  nei confronti di Melenchon, naturalmente. E il motivo è semplice. L’ex compagno di partito di Hollande sta incantando la Francia intera. Giorni fa a Marsiglia erano in centomila ad ascoltare il suo eloquio elegante e  forbito , la sua passione politica, il suo programma di sinistra vera, senza incertezze.

Numeri che gli altri candidati si sognano. Non certo Francois Fillon, che è riuscito a raccogliere al massimo  30 mila persone a Parigi, e dopo lo scandalo mediatico di sua moglie Penelope, è ormai fuori gioco anche se ancora in corsa. Non certo la Le Pen e tantomeno Macron. Risultato: nei sondaggi Melenchon vola ed è ad una incollatura dagli altri due. Strano. Fino a qualche settimana fa il candidato della sinistra francese non era nemmeno preso in considerazione. Lo avevano ignorato. Appositamente, viene da dire.  All’inizio, quella delle presidenziali sembrava in effetti una partita tutta di destra, tra Fillon e il populismo in odore di fascismo della leader del Fronte nazionale. Poi, il mondo delle banche ha capito l’errore e ha puntato  su Macron. Ma è molto difficile che i francesi votino per l’uomo dei fric, l’uomo dei soldi. Se poi arriva l’endorsement di Hollande, detestato dalla maggior parte dei cugini d’oltralpe in un quinquennio da dimenticare, apriti cielo. A questo punto al ballottaggio potrebbero andare Melenchon e la La Pen. Sembra anzi inevitabile.

Per avere la certezza di arrivarci, il candidato della sinistra francese  deve sperare in un gesto clamoroso di Benoit Hamon, il rappresentante dei socialisti francesi, che aveva asfaltato alle primarie l’ex premier Manuel Valls, l’artefice dell’indecorosa Loi du travail. I francesi non dimenticano. E quando vogliono, sanno incazzarsi per bene. Hanno punito il delfino di Hollande preferendogli il giovane Hamon, della sinistra del partito. Tanto a sinistra che Hollande lo ha praticamente ripudiato, nonostante i due siano entrambi socialisti. A conti fatti, uno sgarbo enorme . Che andrebbe ripagato con la stessa moneta. Arrancando nei sondaggi, che lo vedono al quinto posto con un misero 9 per cento, Hamon potrebbe, anzi dovrebbe ritirarsi dalla corsa per L’Eliseo e fare un endorsement chiaro, netto, per Melenchon. Se insomma vuole veramente  bene alla sua Francia,si inventi qualsiasi cosa, il buon Benoit. Anche la più improponibile:  il matrimonio improvviso della figlia, una dissenteria invalidante per i prossimi sei mesi, la morte del trisnonno a cui era tanto affezionato.

Poi i due, che hanno posizioni politiche simili, una volta vinto il ballottaggio, lavorerebbero insieme. Melenchon potrebbe nominare ad esempio Hamon ministro dell’economia, ruolo da lui già ricoperto nel primo governo Hollande. La cosa è molto più semplice  di quel che sembri. Del resto, se i giornali d’oltralpe hanno iniziato a fare terrorismo  mediatico in caso di vittoria di Melenchon, arrivando a paventare l’impazzimento dello spread, la crescita del debito pubblico eccetera eccetera eccetera vuol dire che la strada del sessantacinquenne leader della sinistra transalpina, per risanare l’economia francese, è davvero quella giusta.

Melenchon nuovo presidente della repubblica francese, dunque. Pensateci: ai Rotschild prenderebbe un infarto. Ecco perchè al povero Jean Luc stanno dicendo di tutto, anche ridicole amenità. Lo considerano il Chavez transalpino e l’uomo che porterà ad abbeverare i cavalli dell’armata rossa, davanti alla tour Eiffel. Già, perchè a pensarci bene, un giornalista è arrivato anche a scriverlo. Senza vergogna. Melenchon, insomma, è riuscito in pochi mesi  a scompaginare tutti i piani di banche e finanza internazionale. Chiaro infatti che tra Macron e la Le Pen i francesi, turandosi il naso, al ballottaggio avrebbero votato per l’ex ministro dell’economia, pur di scongiurare il pericolo fascista della Le pen. Così invece no.  Melenchon  è  senza dubbio un personaggio credibile . E al momento sembra non avere rivali. Se poi Hamon lascia, è fatta. Sarà lui il venticinquesimo presidente della repubblica francese.

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