GIULIO CAVALLI

 

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Bisogna tornare al 2013 che anche se sembra un’era fa è l’ultima volta in cui i partiti hanno dovuto scrivere nero su bianco un programma di governo. Provate a tornare lì con la mente, quando il Partito Democratico (in un precedente stato evolutivo, evidentemente) si immolava per contestare le ronde padane e gridava allo scempio per la legge Bossi-Fini. Ve li ricordate? Ai tempi, praticamente tutti i giorni, si trovava qualche sedicente piddino pronto a difendere i kebabbari e urlare allo scandalo contro chiunque volesse fare lo sceriffo.
Se sfogliate anche i giornali di quei mesi (erano le settimane in cui il centrosinistra immaginava di essere al governo poco dopo) si sprecano le promesse di un’immediata abolizione della legge Bossi-Fini. Lo urlavano tutti, indistintamente: sono gli stessi che in Parlamento oggi scodinzolano a Minniti. Rileggetevi le cronache: dicevano, i candidati del PD, che avrebbero chiuso i CIE e che sarebbe stata l’ora dello Ius Soli.
Ecco. Ora riaprite gli occhi e tornate qui. Oggi. Al tempo dello sceriffo Minniti. Provate a pensare se avreste mai potuto pensare nei vostri incubi peggiori che il presunto partito di centrosinistra non solo (come troppo spesso è successo) concede troppe amicizie ai forti ma addirittura comincia a legiferare contro i deboli. Leggete le parole esultanti dei “democratici”. Pensate che addirittura anche i “fuoriusciti” (gli “scissionisti” che tutti si aspettavano) hanno finito per votare un decreto che sembra il manifesto della Lega (solo con il linguaggio di qualche anno d’istruzione in più). Così.
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