DI SILVESTRO MONTANARO
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Pur di far una battuta su questa nostra brutta Europa, Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera e possibile candidato a primo ministro per i 5 Stelle, afferma che noi italiani abbiamo importato il 40% dei delinquenti romeni mentre a quel paese abbiamo regalato fabbriche ed investimenti. Insomma, un pessimo affare.
Le proteste della comunità romena in Italia sono oramai un coro di indignazione. Dal punto di vista istituzionale un giudizio così sommario non reca beneficio e credibilità nel rapporto con un paese membro della comunità europea per noi di rilevante interesse economico.
Il post di Di Maio contiene,poi, commenti dei suoi fan a sostegno della sua tesi da far arrossire la pagina di Salvini in quanto a razzismo e odio.
Ci vorrebbe prudenza, di questi tempi, su temi così pericolosamente divisivi come quelli di immigrazione e rapporti tra popoli e culture. Ci vorrebbero idee, proposte, immagini di futuro possibile ma soprattutto umano. Se il cambiamento che cerchiamo non è costruzione di ponti piuttosto che muri, che cambiamento è?
E ci vorrebbe anche un minimo di sano lavoro di studio prima di parlar di certe cose.
E’ vero, tanti criminali romeni hanno operato dalle nostre parti. Non solo loro e, quel che è più importante, da sempre cioè da quando l’Italia è divenuta un crocevia delle mafie a livello internazionale. Da qui a bollare di criminale un popolo ed un paese intero ci corre davvero tantissimo. Solo ignoranza, demagogia e razzismo possono farlo. Le stesse ignoranza, demagogia e razzismo che hanno bollato per secoli gli italiani nel mondo come i ” mafia spaghetti”.
Ai romeni poi non abbiamo regalato niente. Anzi…
Le nostre imprese hanno investito da quelle parti perchè potevano permettersi ogni porcata. Perchè l’unico diritto che esisteva era quello del più forte e noi eravamo i più forti. Salari bassissimi, orari inumani, niente sindacati, un’orgia di soldi e di potere . Abbiamo, nel loro momento di maggior crisi, mentre morivano di fame dopo la caduta del muro di Berlino, fatto incetta a basso costo di ogni bene: case, palazzi, interi quartieri, interi settori agricoli ed industriali portati via per un pezzo di pane. Avete presente un animale ferito circondato da un branco di iene? Noi eravamo una delle più fameliche. Le nostre mafie hanno riciclato da quelle parti ampia parte dei propri tesori. E non solo loro…
E noi, i presunti benefattori della Romania, eravamo e siamo ancora tra le iene che hanno fatto scempio dell’anima e dei corpi di migliaia e migliaia di giovanissime rumene, anche bambine. Avevano fame. Le abbiamo comprate per un tozzo di pane in un massacro di umanità che ha moltiplicato per mille gli orrori della Napoli del primo dopoguerra raccontata in ” La pelle ” da Curzio Malaparte.
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