DI ENNIO REMONDINO

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Un esercito nazionale kosovaro ai confini della Serbia promessa di guai certi. E persino la Nato e gli Usa, che il Kosovo indipendente hanno voluto, ora temono i guai che verrebbero dall’espansionismo demografico albanese se fosse armato.
Tornano a spirare venti di guerra sui Balcani.
Ma un esercito nazionale kosovaro ai confini della Serbia sarebbe oggi certezza di guai certi. E persino la Nato e gli Usa, che il Kosovo indipendente hanno voluto, ora temono i guai che certo verrebbero, e non solo sul ‘fronte serbo’, dall’espansionismo demografico albanese se fosse anche armato. Dalla ‘Grande Albania’ o ‘Grande Kosovo’ che sia, alla Macedonia frantumata, al piccolo Montenegro fatto ancora più piccolo, alle province confinanti della Grecia oramai a maggioranza albanese.
Ma il governo kosovaro insiste. Per ottenere il ritiro del contingente internazionale, Kfor, sul suo territorio ed ottenere la piena sovranità, nonostante i molto Paesi Onu che in Kosovo indipendente non riconoscono.

Ostilità serba alla sola ipotesi scontata, ma -a sorpresa- anche la Nato esista. O almeno, così dice. Stoltenberg, segretario generale Nato in conto terzi, ha fatto sapere di non appoggiare la posizione di Priština. E persino gli Usa nicchiano e prendono tempo. Strano, in tempi di proclamata volontà di risparmi, e il Kosovo è costato e costa con Kfor montagne di soldi. Ma il trucco, il sospetto, diciamo, c’è.

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