DI VIRGINIA MURRU

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Sono stati appena resi noti i dati dell’Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica, relativi ai redditi per le famiglie, e l’Italia non brilla nella classifica europea (siamo al 5° posto), dato che i redditi italiani risultano sotto la media. Secondo il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona, ‘gli italiani risultano sottopagati’, e, a partire dal 2010, sarebbero stati persi oltre 4mila euro nel pubblico impiego.
Afferma il presidente Dona:
“Gli italiani, rispetto agli altri paesi sviluppati, non percepiscono un trattamento equo in busta paga. Sono i dati Ocse, anche se si intuiva la portata di questa differenza. Pertanto, le misure adottate dal governo sul pubblico impiego, e inserite nel Def, ossia l’aumento contrattuale medio di 85 euro, sono a dir poco insufficienti”.
Secondo l’Organizzazione per lo sviluppo e cooperazione economica, il costo medio del lavoro nel nostro paese supera la media Ocse, pertanto il reddito netto non può che essere molto più basso.
Sottolinea Massimiliano Dona:
“Il settore più colpito (anche a causa del blocco delle contrattazioni) risulta essere quello delle Amministrazioni locali, che in 5 anni (2010/15), in termini nominali, hanno perso in media circa 1.300 euro. Se si considera il rilevante costo della vita, si sale poi a oltre 4.600 euro in termini reali”.
Secondo il rapporto Ocse “Taxing Wages 2017”, siamo dunque i quinti nella classifica, per ciò che concerne il peso delle tasse sui salari. Per il singolo individuo (senza figli), il cuneo fiscale incide con il 47,8%. Considerando le famiglie monoreddito (con 2 figli), l’Italia si posiziona al terzo posto (sempre per cuneo fiscale).
Per un lavoratore senza figli, in Italia, il costo del lavoro medio è pari a 55.609 dollari, più su rispetto alla media Ocse, che è più o meno stabile a 50.214. Se poi si analizza il reddito netto in busta paga, a causa della pressione del cuneo al 47,8%, il valore si inabissa a 29.045 dollari. Una bella differenza, in termini reali. E infatti è molto più basso rispetto sempre alla media Ocse, che invece è di 31.607 dollari.
La valutazione del cuneo parte dalla percentuale del costo del lavoro, sulla base di quanto si versa in tasse e contributi sociali da parte del lavoratore e dell’impresa, sottraendo i benefici familiari percepiti.
Sempre secondo le stime Ocse, i lavoratori trattati ‘con i guanti’ sarebbero gli svizzeri, con un reddito da busta paga di 58.000 dollari, e un lordo di 74.439 (costi di lavoro). E questo ‘lusso’ di stipendi, nonostante la pressione fiscale non sia indifferente. Tutto un altro pianeta rispetto all’Italia. Basta insomma varcare il confine, per ritrovarsi davanti a scenari del tutto diversi.
Un altro paradiso in ambito retributivo, è il Lussemburgo, i lavoratori lussemburghesi si ritrovano in busta paga in media 45.000 dollari. Al lordo, con i costi di lavoro, si arriva a oltre 73 mila dollari, molto simile alla realtà invidiabile della svizzera. Praticamente un’altra storia.
Per le famiglie con due figli, in Italia, il costo del lavoro medio, è di 73.900 dollari, che supera la media Ocse di 7mila dollari. Non va meglio col reddito netto, l’Italia va sotto la media Ocse anche qui, con una differenza media di circa 2mila euro.
Considerando i dati Istat, nel 2016, la pressione fiscale concernente le imposte sulla produzione, quelle correnti e in conto capitale, ha inciso sul reddito delle famiglie con il 16,6% (nel 2015 era pari al 16,5%).
Il governo ha confermato l’impegno relativo al taglio del cuneo fiscale, misure già introdotte nel Def, “cruciale il taglio del cuneo fiscale per ridurre il costo del lavoro e aumentare parallelamente il reddito disponibile dei lavoratori”, indicazioni che fanno parte del programma nazionale delle riforme. Stanziate anche risorse destinate al reddito d’inclusione delle classi più povere e svantaggiate.
Secondo il premier Gentiloni, si tratta di manovre volte al rilancio.
Incoraggiante resta l’aumento del Pil, una conferma comunque da non sottovalutare, come anche i segnali di ripresa dell’occupazione (tra il 2015/16, il Paese ha recuperato quasi 300.000 posti di lavoro). Nel 2017, il ministro dell’Economia Padoan, ha affermato che il target va al rialzo, e si attesterà all’1,1%. Ridotto anche il deficit al 2,1%.
Numeri che portano il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ad esprimere giudizi positivi sulle strategie del governo italiano, volte a tenere sotto controllo i conti pubblici. Dichiara infatti:
“L’Italia è sulla strada del risanamento, e non è in discussione la sua permanenza in area Euro.”
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