DI BARBARA PAVAROTTI

Ma da quanto tempo ci stanno dicendo che l’Italia è in ripresa? 10, 15, 20 anni? Le frasi sono sempre le solite, quelle che più o meno ha ripetuto recentemente anche Padoan (ministro dell’economia). Sono buone per tutti i tempi e per tutti gli usi: “Siamo in una fase di transizione verso un’economia più solida e sostenibile. Stiamo andando nella direzione giusta. Piccoli passi avanti si sono fatti, anche se c’è ancora da fare. Siamo ottimisti. L’economia dà segnali incoraggianti. Ci sono criticità, ma gestibili. La strada imboccata funziona. Il trend è invertito. Le riforme fatte (tutte, tipico di tutti i governi) sono quelle giuste, stanno portando buoni risultati. Occorre solo avere pazienza”. Ecco, un florilegio delle banalità che ci tocca sentire da una vita. Mentre tutti gli indicatori internazionali dicono di no: salari troppo bassi rispetto alla media Ue e tasse troppo alte. Poi ci sono gli indicatori “privati”, quelli che ognuno di noi verifica ogni giorno: non si compra più nulla, i negozi sono vuoti, solo le bancarelle sono affollate, le bollette sono una mazzata grazie ai rincari dell’energia. Si sta a casa così si risparmia. Almeno la stragrande maggioranza della gente la vede e la vive così. Perchè i nostri “indicatori” privati differiscono così tanto da quello che dice il governo e da quello che hanno detto i vari governi nell’ultimo ventennio? C’è un problema,sorry. Diteci la verità

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