DI RUGGERO PO

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Il suicidio assistito mi ha sempre turbato e ne condanno la spettacolarizzazione, nonostante le nobili intenzioni di sensibilizzazione sulla necessità di una normativa trasparente. L’ultimo saluto di Davide, il suo augurarci “serenità”, mi ha fatto singhiozzare. Ancora mi si inumidiscono gli occhi mentre ne scrivo. Un sentimento di indignazione pari a quello per un condannato a morte che sta per essere legato al lettino. Iniezione letale somministrata con un distacco burocratico che mi destabilizza. Ucciso alle nove del mattino. Poco dopo il suo ultimo risveglio. Immagino. Una mezzora dopo il primo caffè della giornata di chi gliela ha somministrata. Comprendo il suicidio come atto intimo e estremo. Sono contro l’accanimento terapeutico. Ma per favore continuiamo come facciamo ogni giorno in tutti gli ospedali. Un atto di pietà senza clamori.

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