DI ALBERTO TAROZZI
Domenica 16 oltre che Pasqua, è il giorno del referendum in Turchia. In ballo una serie di modifiche della Costituzione volte a dare i pieni poteri a colui che diventerebbe l’autocrate di turno. Ispiratore della riforma colui che ne sarebbe il beneficiario, il premier Erdogan.
I sondaggi danno il risultato sul filo del rasoio.
Il 9 aprile si sono nel frattempo concluse le consultazioni elettorali all’estero, per i Turchi emigrati. Di norma, l’AKP, il partito di Erdogan, consegue all’estero consensi maggiori che in patria. Importante, secondo lui che, tra gli emigrati, la percentuale dei votanti sia la più elevata possibile.
In effetti la settimana scorsa l’affluenza ai seggi è stata del 47% contro il 44% delle elezioni poltiche del 2015. Erdogan gongola, come se il gioco fosse ormai fatto, ma ne siamo così sicuri?
Abbiamo provato a discutere la cosa dall’osservatorio più interessante in Europa, per quanto riguarda le migrazioni turche: quella Germania che vanta quasi tre milioni di turchi di varia provenienza (kurdi inclusi). I votanti (700mila) questa volta sono stati un po’ più numerosi del solito, poco meno della metà degli aventi diritto.
Erdogan ha ragione a sentirsi vincitore?
Non ne è convinta la nostra parlamentare Laura Garavini, eletta dagli emigrati italiani in Germania, che ci dice: “Conosco amministratori locali turchi molto impegnati per il No al referendum. Come sicuramente saprai le autorità tedesche avevano impedito a esponenti “erdoghiani” di tenere manifestazioni politiche in Germania. D’altronde in passato gli italiani all’estero furono decisivi per la vittoria del Governo Prodi…..io non mi stupirei se il voto dei turchi all’estero potesse essere dirimente per condizionare il risultato del voto a beneficio di un risultato di sinistra”. Partita ancora aperta, quindi, anche se il divieto delle autorità tedesche alle manifestazioni apologetiche dell’autoritarismo dei sostenitori di Erdogan, con relative cariche della polizia, potrebbero, a nostro avviso, avere prodotto anche qualche  effetto boomerang.
Possibile dunque che, come nel 2006 in Italia, una legge per il voto all’estero, amata dalle destre, possa giovare alle sinistre?
Si pone il problema anche Davide Brocchi, un pubblicista italiano senza peli sulla lingua che vive a Colonia, sua una lettera al più importante quotidiano alternativo tedesco, la Tageszeitung, nella quale agli inizi del 2016 segnalava che nei fatti di Colonia contro le donne, del Capodanno del 2016, non era difficile scoprire unna negligenza molto sospetta della polizia tedesca.
Davide si sofferma sulla composizione sociale dei migranti turchi, spalmabili su ben tre generazioni. “I primi immigrati erano come quelli italiani, poco istruiti e molto legati alle tradizioni, formarono ghetti e avevano intenzione di tornarsene a casa. Però, con l’arrivo dei figli e poi dei nipoti si attuarono meccanismi di integrazione. I figli che sono nati qui sono andati a scuola e così dobbiamo registrare una seconda e una terza generazione nelle quali si registra una situazione polarizzata: c’è chi si ritira in sette tradizionaliste e chi invece si integra e cerca di far carriera. Ci sono ragazze che al contrario delle madri turche decidono per orgoglio di indossare il velo per criticare la società tedesca e rafforzare la propria identità, quella che Erdogan promette ai turchi che si sentono discriminati; d’altra parte c’è una parte di comunità turca molto più integrata di quella italiana. Basta pensare che nel parlamento tedesco ci sono molti deputati di origine turca, ma nessuno di origine italiana. Questi turchi lavorano dentro le istituzioni e sono molto critici verso Erdogan”.
Come dire che il prevalere, nel voto all’estero, dei filo o degli anti Erdogan, dipenderà molto dal peso che avranno avuto nelle urne queste due opposte componenti di immigrati relativamente più giovani.
Resta da vedere la posizione dei cittadini turchi di etnia kurda. Da loro non ci si aspetta certo un voto favorevole a Erdogan, ma resta da definire il loro interesse alla consultazione.
Ce ne parla Teresita Cannella, una sociologa italiana da tempo in Germania e fortemente impegnata in quel mondo associativo tedesco che si impegna a difendere i diritti dei kurdi e di tutti coloro che sono perseguitati da Erdogan (come quel cittadino tedesco di nome Deniz, arrestato in Turchia con un’accusa di terrorismo, che ha mandato su tutte le furie la stessa Merkel).
Secondo Teresita la situazione, perlomeno a Berlino, non è molto rassicurante.
“Tra la comunità turca c’è una forte ondata di nazionalismo pro Erdogan. Sostenendo e seguendo la campagna per la liberazione dei giornalisti politici prigionieri in Turchia si può notare che i commenti filonazionalisti pro Erdogan e contro i kurdi, sui social media, sono all’ordine del giorno”.
I kurdi in prima linea anche in Germania dunque. Bisogna vedere se il loro supporto sarà sufficiente a sconfiggere il sultano.
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