DI PINO APRILE

La vocazione (o missione?) antimeridionale del Pd non ha bisogno di essere ulteriormente dimostrata: la coppia Renzi-Delrio (con la lauta complicità di ascari territoriali) ha superato ogni fantasia leghista contro il Sud. Al danno, si sono presi il gusto di aggiungere lo sberleffo (i “patti” di Renzi, fatti con gli avanzi dei soldi rubati al Mezzogiorno e poi, si è scoperto, manco quelli; i “geologi” di Delrio che studiano le rocce della Terronia Incognita, per scoprire se possono sopportare il peso dei binari ferroviari, come quelle della parte del pianeta abitata da umani e non da “cafoni”).
Ora, Renzi rischia di non vincere le primarie del suo partito, per l’elezione del segretario. Come facciamo con il Sud? Il suo concorrente terrone, Michele Emiliano, si è provveduto ad azzopparlo: non per rottura del tendine di Achille ballando ballando, ma per l’esclusione dal voto in Lombardia e in Liguria. Certo, il presidente della Puglia deve averci messo del suo (ogni ingenuità, disattenzione, imprecisione è una trappola senza scampo, quando hai a che fare con marpioni di quel calibro: vedi cosa sta accadendo a quel poveraccio di ufficiale dei carabinieri che ha fatto piangere il su’ babbo!), ma ci si può consolare dicendosi che a Cisternino è tutto ok.
Il competitore vero di Renzi (salvo sorprese che relegherebbero a ordinaria amministrazione la resurrezione di Lazzaro) è Andrea Orlando, ministro della Giustizia con il governo Renzi, e ora con Gentiloni. Quindi complice di tutte le porcate del governo Renzi (gli 80 euro solo al Nord e niente ai morti di fame del Sud; sottrazione di 3,5 miliardi al Sud per incentivare l’occupazione al Nord, eccetera. È stato persino commissario Pd a Napoli, dove ha impostato il partito così bene da metterlo sulla strada del minimo storico e della sparizione, nonostante l’accordo elettorale, audite audite, con il noto Denis Verdini).
Codesto Orlando sarebbe il candidato “più a sinistra” alle primarie. Me cojoni!, direbbero fini pensatori trasteverini. Il nostro (anzi: il “loro”) ha idee chiare sul Mezzogiorno: Napoli “è la capitale del Sud e qualsiasi ripresa del Paese parte da qui. È la capitale potenziale della creatività italiana”. Accipicchia, si rischia di prenderlo sul serio. Invece è lui che ci prende per il… serio.
È al governo con quel Claudio De Vincenti, già sottosegretario, ora ministro (senza portafoglio, e si capisce) contro il Mezzogiorno. E nel suo staff, a occuparsi di Sud, ha un vero specialista: un “nativo”, Emanuele Felice (li scelgono del posto, alibi non da niente) che spiega, purtroppo pure a studenti universitari, “Perché il Sud è rimasto indietro”. Insomma: se non c’è il treno a Matera, non ci sono autostrade e strade decenti e ci hanno messo più di mezzo secolo per fare una Salerno-Reggio Calabria inaugurata come se fosse davvero finita; se, con trucchetti da piazzisti di pentole fallate alla sagra del culatello, tolgono ai meridionali i soldi per gli asili nido (mandali al Nord), per il trasporto locale (mandali al Nord), per le università (mandali al Nord), per la salute (mandali al Nord), eccetera, non abbiamo uno Stato razzista e ladro, noooo! È “Tutta cokpa del Sud”, dice il prof. Musica per le orecchie dei ladri e dei celebrati altri specialisti in “Tutta colpa del Sud”, come Luca Ricolfi, che per dimostrare che i terroni saccheggiano il Nord, si inventa 50 miliardi di euro virtuali, anche moltiplicando le ore di non-lavoro dei disoccupati, per 6,30 euro, perché oggi “il tempo libero” è un valore (già: il tempo libero sarebbe quello che avanza quando finisce quello “occupato”, ma se uno è disoccupato, quel tempo non è libero, è perso. Questi, però, sono cavilli da terroni). E, così, il Sud l’Orlando Curioso l’ha sistemato.
E alla scuola? Marco Rossi Doria, altro “nativo”, Napoli, di nobilissimo cognome meridionalista, cui dobbiamo una indimenticabile esperienza di governo, da sottosegretario all’Istruzione. Chiamato a rispondere a una interrogazione parlamentare sull’esclusione dei poeti e degli scrittori del Sud, dai programmi di letteratura dei licei, con indicazioni per il curricolo del ministero dell’Istruzione, sciaguratamente finito nelle mani della Gelmini, rispose che «in via personale», stava «esaminando con attenzione la questione». Infatti: quelle “indicazioni” stanno lì ancora oggi, dopo cinque anni dall’attento esame del Rossi Doria.
Il quale si distinse pure in altra occasione: quando si trattò di assegnare i fondi per combattere l’evasione scolastica, altissima (record europei, a Scampia, allora, e in alcune scuole di Palermo), lui li distribuì, invece, secondo la densità della popolazione scolastica, casualmente più alta al Nord. Il criterio fa a pugni con giustizia e logica: se quei soldi dovevano combattere l’abbandono scolastico, li mandi dove questo fenomeno esiste e di più dove è più alto, o no? Detto diversamente: se ci sono da dare occhiali per miopi, li distruisci ai miopi, non a chiunque abbia due occhi, anche se ci vedono benissimo. Eh, ma se i miopi sono a Sud…
E pure la scuola, a Sud, è sistemata. Vabbe’, dai: questo Orlando è proprio un candidato perfetto per la segreteria del Pd. Quindi, ora, cari terroni che voteranno per il segretario Pd: volete la padella o la brace?
Incredibile pensare che questo partito ha radici in componenti bellissime della storia politica del nostro Paese, dal sindacalismo di Di Vittorio al solidarismo cattolico di don Sturzo, di Moro.

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