DI MICHELE ANSELMI
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Sono giorni che l’amico Claudio Casazza, evidentemente mesmerizzato dalla bellezza atipica e indiscutibile dell’attrice americana Kristen Stewart, ci bombarda di fotografie, post e amorosi consigli, invitando tutti ad andare a vedere “Personal Shopper” di Olivier Assayas, uscito giovedì. Un regista che fu bravo, anche bravissimo, e da tempo – parere personale – è finito in una deriva espressiva all’insegna di un programmatico tedio anglofono. Poi ciascuno faccia come vuole, s’intende. Io uscii estenuato dopo un’oretta dal precedente “Sils Maria” e ho dovuto vedere tutto “Personal Shopper”, essendo nel bel mezzo di una fila al cinema Fiamma di Roma. I cinefili mi metteranno sulla graticola, pare che Assayas sia intoccabile, oggetto di un culto assoluto, ma il mio parere motivatamente critico, frutto di una lunga meditazione estetica, è questo: raramente mi sono fatto due palle così vedendo un film (che poi è un’interminabile “messaggiata” telefonica)
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