DI CHIARA FARIGU

Una benedizione urbi et orbi a tutto tondo quella di Papa Francesco oggi nella messa pasquale. Piazza San Pietro inondata di fiori giunti dall’Olanda e gremita da migliaia di fedeli per ascoltare ancora una volta quelle parole vere, toccanti che il Pontefice non si stanca di ripetere. Rivolte a chi crede e a chi ha una concezione laica della vita. Non è questo il punto. Il suo messaggio è rivolto a tutti e va al di là di qualunque credo religioso o politico. È semplice diretto adatto a tutti i cuori. E passa dalla solidarietà e vicinanza verso chi soffre alla condanna senza e senza ma per la deriva che il mondo sta prendendo. Ricorda le sofferenze dei migranti “vittime di antiche e nuove schiavitù” per poi puntare il dito sui lavori disumani, i traffici illeciti, lo sfruttamento e la discriminazione, le violenze subite fuori e dentro le mura di casa. Le ingiustizie del mondo, tante, troppe.
La più scandalosa, dice il Pontefice, “è il divario tra poveri e ricchi, tra lo sterminato numero di indigenti, spesso privi dello stretto necessario e la minuscola porzione di possidenti che detengono la massima parte della ricchezza e pretendono di determinare i destini dell’umanità. Purtroppo, a duemila anni dall’annuncio del vangelo e dopo otto secoli dalla testimonianza di Francesco, siamo di fronte a un fenomeno di ‘inequità globale’ e di economia che uccide”.

Già, proprio così. La storia, ancora una volta non ci ha insegnato niente. L’ingordigia, la sopraffazione, il potere continuano a farla da padrone.
“Fermiamoci a riflettere”, invita Francesco, “la Resurrezione di Cristo non è una festa con tanti fiori, questo è bello, ma non è questo, è di più. È il mistero della pietra scartata che finisce per essere il fondamento della nostra esistenza”. Che va al di là del dolore, delle tragedie, della stessa morte. Per i quali non c’è spiegazione, sono parte integranti della vita stessa. Sono l’altra faccia dell’esistenza. Quella “pietra scartata” è metafora di vita, di rinascita a nuova vita. In essa è racchiusa il senso di guardare oltre, non ponendo muri ma spaziando liberi nell’orizzonte per proseguire il cammino imparando anche dai nostri errori. Siamo noi, i sassolini per terra in questa terra di sofferenza e dolore che dobbiamo cercare di dare un senso alle cose che ne sembrano prive affinché avvenga quel cambiamento che a distanza di secoli è lungo ancora da venire.
Le tragedie umane, le guerre in Medioriente, le carestie che colpiscono diverse regioni dell’Africa e la mancanza di lavoro che affligge i giovani dei giorni nostri: questi i temi toccati oggi ancora una volta di cui Francesco si fa carico in prima persona. E che continua a denunciare sempre, in ogni occasione. Come oggi, in nome di quella “pietra scartata”.

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