DI MARISA CORAZZOL
(nostra corrispondente da Parigi)

Bisogna essere totalmente acefali per votare “si” a chi ti sta dicendo “guarda che questa è l’ultima volta che voti”. A meno che quel 51% risicato non sia frutto di brogli garantiti dal “sultano” stesso per auto erigersi a “Capo supremo” di un paese che precipita nell’abisso ed i cui risvolti sul piano internazionale rischiano di essere assai conseguenti, soprattutto per questa Europa che ha affidato a quel dittatore la sorte di milioni di rifugiati affinché “non si azzardino a venire nel bel mondo incantato” dei nostrani quaquaraqua “socialdemocratici”.
Stasera, infatti, il primo ministro turco, Binali Yildirim, ha trionfalmente proclamato la vittoria del « sì » al referendum sulla riforma della costituzione che darà potere assoluto al Presidente Recep Tayyip Erdogan, il quale potrà così instaurare un regime presidenziale totalitario, degno del peggiore Kim—Jong-Un o di un neo eletto nazionalista americano dai capelli arancione, ma dalla mente più nera del fumo di Londra .
Ma l’opposizione – almeno quel che rimane – ha immediatamente contestato il risultato e chiede la riconta dei voti, considerando che ci siano stati sicuri brogli e sapendo che nelle grandi città turche come Ankara, il “no” ha vinto con il 51,14%, ad Istanbul, con il 51,34% e ad Izmir con il 68, 8% .
Il presidente Recep Tayyip Erdogan, leader carismatico del partito « della giustizia e del progresso» (AKP), il partito islamo-conservatore al potere dal 2002, regna già da « padrone assoluto » sul Paese e pertanto, sentendosi, Erdogan, politicamente rinforzato dopo il fallito golpe del 15 luglio scorso e dalle massicce “purghe” che ne sono derivate, vuole adesso confermare il suo potere assoluto riportandolo nella costituzione. Se la riforma sarà approvata, tutto il potere legislativo e giudiziario sarà quindi nelle sue mani.
Intanto, nei bastioni del movimento curdo del sud-est della Turchia, i « No » sono stati di gran lunga superiori ai « sì ».
Nel Paese la partecipazione al voto è stata molto elevata, ma è stata comunque molto indebolita dal contesto sociale terrorizzato dalle guerre intestine e scoraggiata a causa di una campagna elettorale che non si è potuta combattere ad armi uguali contro il campo dei “sì”, visto che praticamente tutta l’opposizione è stata “silenziata”, con l’incarcerazione “preventiva” dei suoi principali esponenti, fra i quali, da ultimo, Figen Yuksekdag, la donna co-leader Hdp, che il tribunale di Ankara ha condannato per reati legati al terrorismo. Ora non potrà più essere eletta in un partito politico.
Il pm ha anche chiesto l’ergastolo per 30 fra giornalisti e dipendenti del gruppo editoriale Zaman, che pubblicava il principale quotidiano dell’opposizione. Almeno 28 persone decedute in cella, sospetto di tortura.
Aldilà del Bosforo, nel giorno di Pasqua, sono quindi piombate le tenebre il cui “padre” è stato uno dei fautori del genocidio siriano, alleato di ferro delle monarchie del golfo, degli USA e – colmo del colmo – membro della NATO di cui l’Europa “ha bisogno” per bloccare i profughi e che per questo paga. Come rendersi complici di crimini di guerra e contro l’umanità, nascondendosi il muso sotto le sabbie “mobili” di un mondo che traballa in nome e per conto di non si capisce quale “tornaconto”, se non quello di cui dovranno un dì rispondere.

 

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