DI ROBERTO SCHENA

L’azione più importante dei radicali impegnati sul fronte del fine vita dignitoso è di ricordare che il problema di un suicidio assistito esiste davvero. Infatti, su che cosa giocano i contrari, che poi sono tutti cattolici? Sulla rimozione del contenuto: non se ne parla, dunque non esiste. “Ognuno ricorra ai suoi sotterfugi senza infastidire”. I radicali come Cappato e Welbi, invece, assistendo diversi casi e rendendoli noti, tolgono dal dimenticatoio il tema e lo ripropongono in tutta la sua tremenda attualità, esattamente quella che si vuole celare tanto per rassicurare la maggioranza delle persone, e dei credenti ma anche dei non credenti: la richiesta in fondo riguarda pochi, tutti, più o meno, avranno una buona e bella morte senza interventi particolari. Non è così, ovviamente, il suicidio assistito, per quanto anch’esso tragico, aiuta a sopportare l’idea di una malattia che provochi una fine trascinata nel dolore prolungato. Meglio, cancella il peggio dell’ineluttabile.
Un’altra cosa. I radicali ci ricordano che una legge semplice sul fine vita, all’acqua di rose, come vorrebbero Pd e 5 stelle per non doversi scontrare con i cattolici, non è assolutamente sufficiente. Bella grana, vero? Ripropongono con forza la laicità dello stato, piuttosto che quella delle belle anime destinate felicemente al Paradiso dopo un breve periodo di Purgatorio.

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